Numero 209 - luglio 2006
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AGGLUTINATION METAL FESTIVAL, 10 Agosto 2009, Sant'Arcangelo (Potenza).
Di Ivano Dell’Orco, foto tratte dal sito www.agglutination.it



Il 10 agosto scorso, in quel di Sant'Arcangelo (Potenza), si è svolta la quindicesima edizione dell'Agglutination, il più antico e atteso evento metal dell’estate meridionale. Il programma di quest’anno prevedeva tanti gruppi validi che si sono alternati senza inconvenienti sulle assi del palco nel campo sportivo del paesino potentino. Durante il viaggio in macchina, in compagnia del mio carissimo amico Donato Metal Messia, ho ripassato l’ultimo live album di U.D.O. il quale chiuderà la serata.

SYMBOLYC
I primi a salire sul palco sono stati i campani Symbolyc, i quali presentano i brani del loro disco di debutto “Engraved Flesh” uscito nel 2008. Diego Laino alla voce, Sossio Aversana e Alessandro Mormile alle chitarre, Salvatore Silvestre al basso e Raffaele Pezzella alla batteria si sono cimentati in una prestazione maiuscola (ottimo il cantante) sfoderando tutta la loro perizia tecnica in una manciata di poche ma davvero ferocissime composizioni. Il loro death metal tiratissimo è stato ben accolto dai metallari che non si sono fatti attendere e hanno iniziato a sudare già dalle 16,30!

ECNEPHIAS
A seguire arrivano padroni di casa: gli Ecnephias di Potenza. Forti dei loro ultimi lavori "Dominium Noctis" album del 2006 e "Haereticus" ep del 2008, Mancan (voce e chitarra), Devians (chitarra), Aran Morion (basso), Meidum (batteria) e Sicarius Inferni (tastiere) hanno infiammato le assi del palco del festival con il loro death metal lento e sinfonico; sfortuna ha voluto che il suono non fosse perfetto ma a noi va più che bene, perché chi li apprezzava si è goduto un quarto d'ora di ottima musica!







TRICK OR TREAT
Il primo gruppo di una certa importanza a salire sul palco. Ex cover band dei mai troppo osannati Helloween, gli emiliani (Modena - Reggio Emilia) Trick or Treat sono stati, per quel poco che hanno suonato, davvero divertenti e professionali. Alessandro Conti alla voce è stato davvero formidabile (classica ugola power metal e molto carismatico come frontman), la coppia d’asce è davvero ben assortita (Benedetti e Cabri), mentre la sezione ritmica e la tastiera sono state all’altezza della situazione. Brani molto coinvolgenti e messa in scena spettacolare (finale con mani di plastica enormi, chitarre finte…mentre da censura erano le loro tutine aderenti proprio stile anni Ottanta!).







FRATELLO METALLO
Verso le 17,30 arriva il simpaticissimo Frate Metallo (frate Cesare Bonizzi). Il cappuccino è coadiuvato da una band di tutto rispetto che si scatena con forza in un genere definibile come heavy-doom cristiano (? perdono! nda). Musica a parte è la prestazione del nostro frate Cesare a essere irresistibile: predica per tutto il concerto (il primo a superare la mezz’ora, con il disappunto di qualcuno…), e non tenta neanche una volta di abbozzare una parte vocale definibile come tale. I pezzi di “Misteri” sono un po’ tutti uguali e se non fosse per le sue trovate ridicole si farebbe fatica a sopportare il tutto. Comunque niente di così terribile, ma cercate di capire un pover uomo che si è fatto 100 km per sentirsi dire da un vecchio frate «Non fumare, non bere, non fare sesso, non drogarti e ama il Signore».







FORGOTTEN TOMB
Intanto la folla è aumentata considerevolmente anche se a detta di qualcuno siamo lontani dai fasti del passato (tipo Overkill o Gamma Ray). Appena salito sul palco, il buon Ferdinando Merchisio, in arte Herr Morbid, canzona il povero frate Cesare con una frase che scatena i presenti: «Visto che avete già avuto la benedizione, ci pensiamo noi a portarvi all’inferno» e i Forgotten Tomb iniziano il loro concerto. La band piacentina (che io amo grazie al capolavoro “Springtime depression” del 2003) non ha sfigurato e, anche se sotto un sole cocente, ha dato un’ottima prova. Più d’uno si lamentava della presenza di un gruppo black (anche se è riduttivo definirli in questo modo) in una rassegna estiva, ma i nostri hanno fatto vedere il loro valore lasciandoci capire che vederli al chiuso al buio sarebbe uno spettacolo davvero eccezionale! Riffoni pesanti e monolitici, ritmiche lente e asfissianti trasudano malinconia e malessere, e maiuscola la prestazione vocale di Herr Morbid autore di tutte le musiche del gruppo. Peccato che la lunghezza elevata dei brani dei nostri abbia consentito di suonare solo quattro canzoni: alla prossima!





FABIO LIONE PROJECT
Verso le 19.00 fa il suo arrivo sul palco uno dei cantanti più bravi e apprezzati della scena italiana: Fabio Lione (Rhapsody/Rhapsody of Fire, Vision Divine, ex Labyrinth, ex Athena). La sua presenza è stata molto gradita da tutti i presenti che non sono riusciti a non cantare insieme al biondo toscano i brani in scaletta. L’inizio affidato a un pezzo da novanta come “Fool For Your Loving” dei Whitesnake di David Coverdale è stato un vero colpo di genio; a seguire uno dei brani più belli dell’ultimo album dei Vision Divine “9 Degrees West of the moon” del 2009, “Streets Of Laudomia” nella quale il buon Lione sfodera tutta la sua mirabile estensione vocale. Segue un tris di cover da cardiopalmo: “You Give Love A Bad Name” dei Bon Jovi, “Wasted Years” degli Iron Maiden e “Between The Hammer And The Anvil” dei Judas Priest; la chiusura è affidata a “Fear Of The Dark”. Non c’è dubbio che Lione sia riuscito a far cantare anche i sassi e che si portava dietro un gruppo molto affiatato (simpatico il panciuto chitarrista), ma non era difficile fare spettacolo con quei brani.







EXTREMA
Ormai è buio e la scenografia è molto bella e suggestiva. Dopo le 20.00 arrivano sul palco i lombardi Extrema, vecchia gloria del metallo tricolore. Gruppo chiacchieratissimo: amato, odiato, rivalutato, rinnegato, modaiolo, sottovalutato…ma dal vivo non si scherza! Sono i Pantera italiani: punto! Se avessero continuato a fare dischi in una certa maniera invece di riciclarsi (qualcuno direbbe reinventarsi) rincorrendo le mode del momento, sarebbero i veri Gods of metal italiani. In verità basta avere un cantante come Gianluca Perotti e tutto viene semplice: simpatico e cordiale con il pubblico, dotato di due polmoni d’acciaio alla Anselmo è stato autore di una prestazione spettacolare e indimenticabile; “Displaced”, “The Positive Pressure (Of Injustice)”, “Six, Six, Six, Is Like Sex, Sex, Sex”, “Generation”, “Nature” e la meravigliosa cover dei Motorhead “Ace Of Spades”, hanno fatto impazzire Sant’Arcangelo, enormi nuvole di terra battuta e polvere si alzavano nell’aere, intossicando tutti ma è stata un vera goduria: una grande lezione di cattiveria e violenza da parte dei nostri Extrema. Una garanzia dal vivo.







VADER
Finita l’esibizione degli Extrema il pubblico, invece di allontanarsi in cerca di riposo e ristoro alcolico, inizia ad assemblarsi sotto il palco alzando polvere e creando la calca che ti fa capire che stanno per arrivare dei giovanotti che sanno suonare benino! Sono le 22.00 quando i polacchi Vader arrivano sul palco. Inutile presentare quello che molti, e non a torto, considerano il più grande gruppo di brutal/death metal al mondo (con Nile, Morbid Angel e Vital Remains): Piotr "Peter" Wiwczarek e compagni (tutti e tre assunti dal 2008) scatenano l’inferno sulla terra, credetemi. Quando “Shadow Fear” parte, non c’è più nulla da fare: si viene travolti da un uragano di violenza sonora e la brutalità si impossessa di te. “Sothis”, “Silent Empires”, “Rise of the undead” (anticipazione gustosissima dell’ultimo studio album “Necropolis” in uscita a breve) e “Wings” sono i brani che portano i Vader a essere considerati da tutti i presenti un gruppo fuori dal comune: ma è con “Back To Blind” che si raggiunge il climax del sublime, un crescendo di potenza e precisione, cattiveria e abilità che non lasciano dubbi: sono i Vader i mattatori della serata. Neanche il tempo di accorgersi di quanta grazia ci è piovuta addosso che “This Is The War” chiude le danze dopo neanche un’ora di concerto…e che concerto, signori! Se non avete mai visto i Vader dal vivo, non potete capire: DEATH!







U.D.O.
Verso 23.40 arriva l’ospite più atteso, una leggenda vivente del metal: Udo Dirkschneider, storica ugola metallica dei tedeschi Accept, gruppo seminale per tutta la scena speed tedesca. Ma il nostro Udo non è venuto a fare un tributo ai suoi vecchi soci ma, forte di un proprio repertorio di ottimo livello (misto di Judas Priest e AC/DC) il piccolo grande uomo tedesco ci ha allietato con un concerto intenso e partecipato. L’inizio è fenomenale: “Metal Heart” storico e struggente inno metal degli Accept. L’ottimo Udo, inutile negarlo, regge alla grande e la sua ugola è in gran forma (ottima se la si confronta con quella di Rob Halford; parola mia; nda) e in “Midnight Highway” lo si apprezza in tutta la sua potenza e sporcizia. Lo show è un susseguirsi di brani cantabili e grintosi: “They Want War”, “Midnight Mover”, “Vendetta”, “Princess Of The Dawn”, “Living For Tonight” riescono a coinvolgere tutti i presenti ma è verso il finale che Udo e soci (Kaufmann e Gianola alle chitarre sono favolosi!) danno il meglio del loro repertorio: “Man And Machine”, “Animal House” (cantatissima!), “Thunderball”, “Holy”, “Balls To The Wall” e “Fast as a Shark” chiudono uno spettacolo perfetto e vissuto da tutti i presenti come un evento da ricordare. Alla prossima.











 
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