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AMORPHIS
“Skyfolger”
(Nuclearblast/Audioglobe)
VOTO: 85

PER CHI ASCOLTA: 70's-gothic metal.


Dopo un decennio di mutazioni che avevano fatto accartocciare la band finlandese su sé stessa, con l’arrivo di Toni Joutsen gli Amorphis sembrano aver ormai definito il loro stile, ed ecco che dopo due album molto vicini tra loro come “Eclipse” e “Silent Waters” arriva ora “Skyfolger”, naturale evoluzione dei suddetti.
A quanto pare Esa Holopainen non ha più voglia di esplorare nuovi orizzonti, tuttavia qualcosa si muove, perché rispetto alla produzione recente “Skyfolger” è un disco decisamente melodico, con il growl di Joutsen sempre più rarefatto, arpeggi che sovente prendono il posto dei riff, struttura dei pezzi mai troppo elaborata, il tutto a vantaggio di ricercate ed incisive linee vocali che risulteranno il punto forte dell’album.
E pensare che l’opener “Sampo” non suggerisce certo quanto appena scritto; si tratta del brano più sperimentale, che in sei minuti racchiude una prima parte caratterizzata dal connubio chitarra-piano ed una seconda più elaborata con l’alternarsi di riff vigorosi, intermezzi per voce e tastiera, growl e accelerazioni. Segue “Silver Bride”, singolo apripista e brano che rappresenta al meglio lo stile dei finlandesi, tra atmosfere malinconiche, coro convincente e un finale decisamente robusto. Più esplosivo in realtà il potenziale commerciale di altri brani, a partire da “From The Heaven Of My Heart”, gothic song che per il suo incedere calmo e decadente mi ricorda gli ultimi Sentenced; ancora più emozionante “My Sun”, lenta, epica, drammatica nell’iniziale intreccio di pianoforte e chitarra della strofa e trascinante nel suo stupendo ritornello. Altro highlight è “Sky Is Mine”; un riff psichedelico suonato a velocità elevata accompagna la canzone fino al coro, dove l'atmosfera si fa più dolce e in chiusura un assolo di hammond ricorda a tutti la passione per i seventies cara a Holopainen. Formula invertita per “Highest Star”, che accelera decisamente dopo una strofa questa volta eccessivamente tranquilla.
La cattiveria degli esordi si manifesta nella poderosa “Majestic Beast” e nella conclusiva “From Earth I Rose”, vocione gutturale in principio e poi la consueta apertura melodica. Bella anche la title-track, che comincia sorniona prima di un progressivo indurimento, mentre l'unico brano che non convince è “Course Of Fate”, quasi un tradizionale pezzo rock anni '70, forse troppo sempliciotta rispetto agli standard degli Amorphis, che in ogni caso si confermano ad alti livelli; onestamente, se me l'avessero predetto 5-6 anni fa non ci avrei mai creduto. Federico Albano

MASSIMA ALLERTA: il lento “My Sun” COLPO DI SONNO: un po' troppo banale “Course Of Faith”

 
 
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