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L’IMPERO DELLE OMBRE/BUD TRIBE
“Dr.Franky/Star Rider (split 45°)”
( Jolly Roger Records)
Voto: 95 (tutta l’operazione và premiata a mio giudizio)

PER CHI ASCOLTA: Heavy tricolore all’ennesima potenza


La Jolly Roger Records è la neonata indie di Antonio Keller, da sempre grande estimatore del metal in lingua madre e davvero il suo esordio sul mercato non poteva essere più spettacolare di così: uno split 45 di color rosso fuoco, contenente da un lato un inedito assoluto dell’Impero delle Ombre a titolo “Dr.Franky” e dall’altro una nuova versione di “Star Rider” della Bud Tribe.
Ma andiamo con ordine cominciando a parlare del brano dell’Impero Delle Ombre: outtake dello stupendo album di debutto della band dei fratelli Cardellino, pone al proscenio il lato più heavy di Giovanni e company, che addirittura rispolverano il sulfureo heavy’- speed e dark dei leggendari Angelwitch, pur conservando tutta l’aurea noir e doomy del summenzionato esordio grazie ai sapienti arrangiamenti delle keyboards del grande Oleg Smirnoff, e se a tutto ciò aggiungiamo un caustico testo in italiano…si evince come il possedere questo 45 giri sia assolutamente vitale per i cultori del lato oscuro della forza. Ma non è ancora finita ragazzi perché “Star Rider” della Bud Tribe, nel suo essere maledettamente heavy e eighties-oriented, è un’altra micidiale mazzata in chiave speed di quanto proposto dalla Strana Officina dei mai troppo compianti fratelli Cappanera, di cui Bud onora la memoria anche grazie al superbo cantato in italiano, cancellando d’un botto pure il fin troppo “moderno” “The Faith”.
Va detto pure che il suddetto brano pur presente sul demo precedente al full lenght “On the Warpath”, è qui presentato in una nuova e ancor più micidiale versione. Non è mia costumanza dare voti a soli due brani; ma le grandi occasioni esigono prese di posizioni nuove per cui... Grandi ragazzi!!!

MOMENTO D’ESTASI: entrambi i brani
PELO NELL’UOVO: per non trovarlo ho bruciato il pollaio con annesse galline!!!




DOGS’N’BONES
“Lost Gone Wild”
(My Graveyards Productions/Audioglobe)
Voto : 75

Per chi ascolta: Sleazy hard’n’roll a là Hanoi Rocks/Velvet Revolver.


Nuova release per il gruppo bresciano formato dal singer Mauro Maccarini, Andrea Tinnirello on guitars Manuel Gatti e Simone Oldofredi rispettivamente bass and drums.
Ancor forti dell’ottima produzione di Dario Mollo, i quattro scriteriati bresciani appesantiscono notevolmente il loro sound, che rispetto al precedente e divertentissimo “Dirty Fuckin’loud” risulta ora più hard and heavy, come ben dimostra del resto l’accoppiata iniziale “Life Like Never Should Be/Forever Wild”. Con la prorompente “Gonna Get You” si torna comunque a viaggiare sulle coordinate punk’n’roll vagamente glam che avevano fatto la fortuna del precedente lavoro e se “Someday”e “Five Days”sono micidiali bordate di hard’n’heavy in pieno Hanoi Rocks style, “God Bless” denuncia un pericoloso calo di tensione, anche perché il singer non mi sembra del tutto a suo agio allorquando il songwriting verte su lidi più “studiati” come del resto dimostra pure la seguente ma assai più divertente nel suo essere street and glam “Living Like a rockstar”. Niente paura ragazzi perché già con la seguente “Too Late To Hate” debordante track di torrido punk’n’roll e l’hard and glam di “Ain’t A Bad Way To Live” il gruppo dimostra di non aver dimenticato la loro miglior attitudine. La rocciosa e ancor vagamente street and glam “Easy To Say Goodbye”, la purtroppo anonima “Coming Home” che non è ne carne ne pesce, e la ben più consistente “Out Is War” concludono un lavoro ancor piacevole da ascoltare ma a mio parere interlocutorio…e fin troppo arzigogolato.

MASSIMA ALLERTA: “Gonna Get You”, “Too Late To Hate”, “Someday”
COLPO DI SONNO: voglio un altro “Dirty Fuckin’loud”!




DR.HASBEEN
“Signs”
(Black Widow/masterpiece)
Voto: 60

PER ASCOLTA:Heavy space rock


Francamente mi aspetto di meglio da una label prestigiosa come la Black Widow. Nemmeno dopo 4 giorni di indefesso ascolto e pur essendo amante dello space rock, ho trovato nulla di interessante in questa release.
Oltretutto, pur non conoscendo nulla del gruppo, si deduce che “Signs” sia una sorta di the best del gruppo stesso, il cd 1 in studio e il cd 2 on stage.
L’unica nota di merito sono le riuscite covers degli Hawkwind, da sempre “fonte di ispirazione” del gruppo, che ha nei Pink Floyd più lisergici dei primi lavori con Syd Barrett e nei corrieri cosmici tedeschi, l’altro punto di riferimento.
Però ragazzi ci vuole ben altro per essere degni dei due nomi citati: il suono è francamente fastidioso, davvero troppi gli effetti elettronici che ricoprono come melassa il tutto, inficiando la rendering finale di brani piacevoli quali “Signs,Why Syb”, “Looking Glass”, “Lifer”s o “Axis of Evil”, con nota di merito per quest’ultima, che finalmente libera dalle pastoie elettroniche, dimostra quanto meno che il gruppo ci sa fare…quando vuole.
Che dire d’altro? Che la produzione è scadente e non merita il bellissimo digipack che lo supporta.

MASSIMA ALLERTA: “Axis of Evil”…e le covers degli Hawkwind
COLPO DI SONNO: tutto il resto




FELINE MELINDA
“Morning Dew”
(My Graveyard/Masterpiece)
VOTO: 90

PER CHI ASCOLTA: hard rock melodico


A 20 anni dallo storico debutto “The Felines Await You”, che purtroppo non conosco e a 4 anni dall’omonimo lavoro che non sono mai riuscito a trovare, torna alla ribalta il gruppo altoatesino che al fianco del membro fondatore Rob Irbiz (vocals/guitars) annovera oggi il drummer Chris Platzer e Gschnell al basso.
Il sound proposto è davvero inusuale per la scena musicale italiana, andando ad inglobare influenze alla Pretty Maids, l’iniziale e possente “Forever”, a mio giudizio la migliore track del lavoro, a tracks dove si avverte pure l’influenza del class metal made in Usa, quali la seguente e ancor dinamicissima “Skydiver” e “Women Without Compromises” slow davvero d’altri tempi che strizza l’occhio al Bon Jovi più ispirato del primo omonimo lavoro. “If You Need Me” ancor sorretta da ritmiche e guitar work pesantemente hard, rinverdisce i fasti degli Europe di “The Final Countdown”, e lo stesso dicasi per “Free your Mind”, altro episodio di hard melodico de luxe. “Dangerzone” e il suo solenne e baldanzoso incedere prendono chiara ispirazione dall’AOR cromato degli ormai dimenticati Fortune (quelli di L.A. Green), mentre “Love and Hate” è un altro dolcissimo slow magistralmente interpretato dal trio altoatesino. “Turn Me On” riporta il tutto in territori hard e classy, mentre “Morning Dew” è un’altra esplosiva track di hard ‘n’roll dai connotati power che non avrebbe sfigurato nel songbook dei miei amatissimi Pretty Maids, impreziosita vieppiù dal break melodico per piano e orchestra che ne spezza il burrascoso incedere.
Conclude un lavoro che mi ha entusiasmato “Heart of Stone”, altro delizioso lentaccio “da mattonella” che non può non commuovere un vecchio sporcaccione come lo scrivente.

MOMENTO D’ESTASI : “Forever”, “Women Without Compromises”, “Morning Dew”, “Love and Hate”
PELO NELL’UOVO : dove siete stati finora ???




HOUR OF 13
“Hour of 13”
(Shadow Kingdom Records/Black Widow distribution)
VOTO: 95

PER CHI ASCOLTA: heavy dark


Pur essendo un culture del “lato oscuro della forza” ho sempre preferito al doom, il dark rock intriso fino al midollo di heavy metal, per cui nulla poteva rendermi più entusiasta di un gruppo che rilegge il black book dei Sabbath, era “Sabbath bloody Sabbath”, attraverso l’ottica dei Judas Priest dell’incommensurabile “Sad,Wings and Destiny”.
Se a questo aggiungiamo pure latenti influenze esotico-pagane a là Pagan Altar, gli abbondanti e mefitici effluvi provenienti dal masterpiece dei Pentagram a titolo “Day of Reckoning” e l’estrapolazione forzata delle salmodianti cantilene degli Witchfinder General, dai quali mediano pure la violenza esecutiva ben si intuisce il valore di questa emergente band americana. “Call to Satan” apre le sacrileghe danze con un roboante intro di basso che prelude all’irrompere di un pesantissimo riff di chitarre à la Sabbath dal flavour ancestralmente pagano sul quale si erge la mefistofelica voce di Phil Swanson. “Submissive to Evil” è heavy dark all’ennesima potenza, inglobando in se martellanti input à la Judas, linee melodiche stranianti e maniacali e improvvise accelerazioni in purissimo stile Nwobhm, merito del mastemind del gruppo Chad Davis impegnato oltre che al basso pure alla batteria e come se non bastasse riffmakers di chiara scuola Iommi’s. “The Correlation” riporta il tutto in ambito Pentagram grazie all’incedere ondeggiante e marcatamente hard e dark, pur non disdegnando ancora ficcanti inserti heavy, elaborati anche grazie al contributo dell’altro axeman Corey Leonard. “Endurement to the Heirs of shame” è la track più doomy dell’intero lavoro, quindi incedere pachidermico, voce cantilenante e quant altro, pur rimanendo heavy al massimo grado grazie al granitico riffing che ne sostiene “l’andamento lento”. “Grim Reality” chiama pesantemente in causa i Judas del lavoro appena menzionato, anche se poi le linee melodiche malatissime e perverse riconducono il tutto in ambito Pentagram e se “Hex of Harm” è ancora plumbeo e solenne doom metal all’ennesima potenza, caratterizzato comunque ancora da digressioni nel dark più heavy dei Black Sabbath.
Con la seguente“Allowance of Sin” il prete di Giuda sacrifica il malcapitato ascoltatore sull’altare di sua eminenza Ozzy , dopo averlo torturato con massicce dosi di heavy horror a là Witchfinder General. Il crescendo finale del brano è esagerato e prepara all’irrompere della conclusiva “Missing Girl” oscura track doomy e dark che sembra provenire dall’oltretomba.

MOMENTO D’ESTASI: il trittico iniziale e “Hex of Harm”
PELO NELL’UOVO: la grafica oltremodo minimale anche se di sicuro effetto….




IL BACIO DELLA MEDUSA
“Discesa Agli Inferi d’Un Giovane Amante”
(Black Widow records)
VOTO: 100

PER CHI ASCOLTA: progressive rock


Ben tre anni sono passati dall’ottimo e onomimo debutto del gruppo perugino, che forte di un deal finalmente consono al suo valore immette sul mercato un lavoro che certo lascerà il segno all’interno del nuovo movimento progressive italiano.
L’innesto in line up di Daniele Rinchi, violino e viola, l’essersi affrancati dalle fin troppo evidenti influenze dei ’70 insite nell’opera d’esordio, nonché una crescita compositiva incredibile, hanno portato alla creazione di uno stupendo concept che, partendo dalla narrazione della tragica storia dei due amanti maledetti Paolo e Francesca, arriva a mettere a nudo quanto di peggio ci sia nell’animo umano.
A mio personale giudizio poi, l’aver adattato la musica alla drammaticità dei temi trattati, oltre che permettere al gruppo di spaziare attraverso diversi stilemi musicali, ha reso l’intero lavoro assai dinamico e facilmente fruibile a quanti amano il progressive nel più alto significato del termine.
Si alternano cosi movimenti liricissimi e assai drammatici quali le iniziali “Il trapasso” e “Confessione d’un Amante” nelle quali l’ispiratissimo piano del poliedrico drummer Diego Petrini disegna arabeschi sonori di rara bellezza, sui quali si depositano prima il violino di Daniele e poi il flauto dell’affascinante Eva Morelli con il trepidante e drammatico “trait d’union” delle linee vocali di un superbo Simone Cecchini. Con “La bestia e il Delirio” la musica ancor guidata da keyboards e violini si arricchisce dell’arrembante chitarrismo di Simone Brozzetti, prima che il tutto si stemperi in una sorta di madrigale carico di influssi folk, che nello splendido in crescendo finale torna ad essere mirabilmente heavy prog, prima di precipitare l’incauto ascoltatore nella tristissima e dalle fosche reminiscenze dark “Recitativo: È Nel Buio Che Risplendono Le Stelle”, mirabile in questo caso l’uso del flauto e l’angoscia sprigionata non poteva che preludere all’irrompere imperioso delle chitarre ancora heavy che trovano la giusta catarsi nella stupenda “Ricordi del supplizio”, hard/heavy track dai tratti sinfonico progressivi. Ancora una volta al proscenio salgono le vocals di Simone che fungono da contraltare al duettare inconsulto di flauto e chitarre davvero degni, permettetemi il paragone, dei grandi Delirium di “Dolce Acqua”. Le menestrellari chitarre acustiche di Simone e l’onnipresente e leggiadro flauto di Eva introducono l’altrettanto fosca e solennemente hard “Nostalgia, Pentimento e Rabbia”, straziata da ficcante incipit di chitarre e da improvvise accelerazioni all’altezza del sofferto refrain, e mi sembra inutile rimarcare i bellissimi testi che supportano il tutto. “Sudorazione a Freddo Sotto Il Chiaro di Luna” è il naturale compendio strumentale della stupenda track precedente, nel suo divenire pian piano sempre più heavy prog, pur non disdegnando breaks acustici di ancestrale bellezza con ancora il flauto traverso in splendida evidenza e rarefatti input space e dark che riportano in vita quanto scritto dal Rovescio della Medaglia ne “La Bibbia”.
Deliziose chitarre acustiche sulle quali si depositano le celestiali armonie del flauto che introducono e caratterizzano poi la dolcissima e vagamente rinascimentale “Melencolia”, ideale preludio alla parte conclusiva del lavoro che trova nella vagamente jazz e fusion “E fu allora che dalle fiamme…” con tanto di sax al proscenio, nella composita “Nasce te Ipsum :la bestia ringhia in noi”, che alterna frangenti hard a digressioni nel progressive più onirico e space-oriented, e nella sognante “Corale per Messa da Requiem”, ancora caratterizzata dall’ispiratissimo piano di Diego Petrini, la sua maxima espressione, prima che il fosco “Epilogo:conclusione della discesa agli inferi di un giovane amante”, metta il suggello ad un’autentica opera d’arte.

MASSIMA ALLERTA: tutto il lavoro ovviamente…
PELO NELL’UOVO: solo per gli amanti del progressive tout court…




NEVERDREAM
“Soul 26-4-1986”
(Autoproduzione/Kick agency)
VOTO: 85

PER CHI ASCOLTA: “modern” progressive metal.


Accidenti ragazzi, perché mettere in cosi grave imbarazzo un povero scribacchino?
Se da un lato adoro l’accoppiata “Across the Tears/Looking the Lies”, geniale e drammatico quanto basta progressive venato di lugubri atmosfere dark à la King Crimson, e anche l’iniziale “Silence”, a cavallo fra i migliori Queensryche e quanto di meglio espresso dagli IQ più tenebrosi di “Subterranea”, davvero soffro all’ascolto della pur ottimamente costruita “Burning the Hopes”, che a breaks di ottimo ma pur sempre assai tenebroso heavy prog (grande il piano di Mauro Neri), alterna inserti di schizzato modern metal ad opera del guitar player Giuseppe Marinelli, perfettamente assecondato dalle vocals filtrate di Giorgio Massimi che comunque preferisco alle prese con le clean vocals che caratterizzano i brani menzionati in apertura. Il brano è comunque superlativo, gusti personali a parte. L’arrangiamento delle keyboards è semplicemente perfetto e la sezione ritmica di Federico Criscimanni e Gabriele Calmieri, rispettivamente basso e batteria, supporta a dovere gli innumerevoli cambi d’atmosfera che lo caratterizzano. Stesse considerazioni valgono almeno in parte per “Victims” di cui apprezzo l’anfratto sonoro, pur discutendone lo sviluppo ancora troppo “modern” anche se le solenni aperture del piano ancora una volta mi riconciliano con quanto espresso dal gruppo. “Waterfall” è heavy prog allo stato brado, che alterna melodici breaks per piano e voce, spesso e volentieri supportati da ficcanti assoli di chitarra, a maestose e assai sinfoniche aperture di ottima fattura con ancora e sempre Mauro al proscenio, e poco importa se qua e là affiorano ancora tentazioni eccessivamente “modern”, che si avvertono pure in “City of Ghosts”, ancora caratterizzata da una base heavy symphonyc prog, ma questa volta sodomizzata da improvvise accelerazioni vagamente thrash.
La conclusiva “Souls” conferma, se ce ne fosse bisogno, le capacità tecnico/compositive di un gruppo, comunque e aldilà delle mie personalissime considerazioni, degno davvero di ogni considerazione.

MASSIMA ALLERTA: “Across the Tears”, “Looking the Lies” e “Silence”.
COLPO DI SONNO: non scherziamo ragazzi, fisime mie a parte, non ci si annoia MAI!!!




REVANGEL
“Awakening”
(Zodiac K record)
VOTO: 80

PER CHI ASCOLTA: instrumental heavy prog and industrial metal


Davvero un mixing fuori dal comune quello creato dall’axeman Fabrizio Chiruzzi, con indubbia tecnica personale e fantasia compositiva che spazia dall’oscuro industrial metal alla Ministry dell’introduttiva “Entro-py”, all’heavy prog selvaggio ancor venato di pesantissimi input rimembranti gli Annihilator più sperimentali della seguente “Twilight Zone”.
“Neural Shred Impiants” risente pesantemente di influenze industrial, pur se il fraseggio di Fabrizio è comunque pregno di flavour progressive soprattutto in chiave solista, mentre l’oscura “Bioraptor” riporta il tutto su sentieri, a me più consoni, dell’heavy progressivo. L’ancora tetra e vagamente space-oriented “Awakening” è frutto dell’ispirata collaborazione del nostro e grande Mistheria alle tastiere insuperabile anche nella progressiva “Intruder”, grande il solo di chitarre, e di Fabio Colella , drummer degli Oro ,mentre il trittico“Genoma/Supernova/No Boundaries” è fin troppo moderno per i miei gusti, pur avendo la giusta gradazione metallica di fondo.
“Dehumanizing Box” è ancora heavy prog moderno di ottima fattura e se “Twilight Zone” aumenta considerevolmente il tasso heavy del sound, avvalendosi pure della collaborazione del singer americano T. J.Murphy, la conclusiva “Tehom” riporta il nostro nella galassia dominata dagli Hawkwind, ancora in virtù di maestose keyboards, invano contrastate da input industrial-noise che comunque non ne inficiano il risultato finale.

MASSIMA ALLERTA: “Awakening”, “Bioraptor”, “Tehon”.
COLPO DI SONNO: non è il mio genere preferito…ma se non mi sono addormentato io…




SEVENTH SEAL
“The Sacred Test”
(My Graveyard/Masterpiece)
VOTO: 85

PER CHI ASCOLTA: classic e power heavy.


Dopo cinque anni da “The Black Dragon’s Eyes”, album di debutto che li ha fatti conoscere grazie alla particolare mistura fra heavy power e classic metal, la band della singer Chiara Luci torna alla ribalta con un lavoro ben più maturo che, se da un lato mette ancor più in risalto l’amore del gruppo per gli Iron Maiden, (”Lucifer’s Cry”), dall’altro è quasi impossibile resistere all’assalto all’arma bianca della micidiale opener track “The Sacred Test”.
Difficile pure rimanere insensibili di fronte alla battagliera “The End of the Day”, letteralmente violentata dalle accelerazioni della sezioni ritmica formata dal drummer Mark Napoletano e dal bassista Andrea Mati, degnamente contrastata dal chitarrismo roccioso e assai fantasioso della coppia d’asce Francesco Fanciullotti/Pasquale Bianco. Molto bella pure l’epicissima “A Fire of Destruction” nella quale la sempre più a suo agio Chiara Luci dà il meglio di se stessa nel creare melodie invero assai piacevoli all’ascolto, senza mai perdere di vista la potenza di base di una track che precede l’immancabile power ballad dal vago sapore rinascimentale “I’m Fire”, che tutto sommato si lascia ascoltare senza cadere nello stucchevole deja vu che troppo spesso caratterizza tracks di questa fatta.
Dopo lo scampato pericolo il gruppo torna a battagliare con la possente “The Seventh Seal”, traccia power e speed che mi ricorda malinconicamente i migliori White Skull, pur mantenendo fiere e personalissime coordinate classic ancora grazie alla particolare ma duttilissima voce di Chiara: bello il break epico che ne caratterizza la parte centrale, con la coppia d’asce ancora sugli scudi, pur se insidiata dalla terremotante sezione ritmica che impreziosisce pure la seguente “The Prisoner”, traccia epica e strumentale ma di ottima e assai dinamica fattura a cui segue “A Wind from the West”, altra squassante track di classico heavy all’ennesima potenza, mentre la conclusiva bonus track “Holy Diver” dimostra tutto il valore del gruppo grazie alla resa devastante…attesi troppo a lungo ma bravi!

MASSIMA ALLERTA: “The Sacred Test”, “Lucifer’s Cry”, “The End of the Day”…
COLPO DI SONNO: non scherziamo…




THE FOURTH MIRROR
“Under a Black Sun”
( autoproduzione/Kick Agency)
Voto: 75

PER CHI ASCOLTA: heavy prog strumentale.


Cosa volete che vi dica, dal punto di vista strumentale e compositivo il gruppo di Michele Bertolasi alla batteria, Samuel Boggian e Massimiliano Zaglia alle chitarre e Pierangelo Coraggia al basso, davvero non è secondo a nessuno.
Il loro heavy prog è ottimamente strutturato passando con disinvoltura dalle reminiscenze classiche dell’iniziale “Fury”, alle digressioni thrash e speed tanto care agli Annihilator del primo album, alla seguente “Beyond the Mirror” nella quale sono comunque ben presenti pure input osannanti la Vergine di Ferro ( invero ormai di latta…). Mi piace molto il piano che caratterizza “Interlude” che introduce la composita “Fola Klock”, assemblante in sé tutto lo scibile sviluppato dal metal negli ultimi 20 anni, pur adombrando passaggi più introspettivi ed oscuri. “Black Emotion” è ancora heavy prog classico, purtroppo però questa volta assai scontato nel suo essere fin troppo scolastico, e se “Nicotomania” aggiunge a quanto appena scritto break vagamente thrash , la conclusiva “Waiting for Life” nulla toglie né aggiunge al sound di un gruppo a mio parere assolutamente bisognoso di un singer che sappia ben indirizzare e interpretare al meglio le idee messe in mostra dal gruppo.
MASSIMA ALLERTA: “Fury and Beyond the Mirror”
COLPO DI SONNO: la mancanza delle vocals (almeno per lo scrivente)


 
 
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