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A CURA DI ULISSE CARMINATI



ALLTHENIKO
“Devasterpiece”
( My graveyard/Masterpiece)
VOTO:90

PER CHI ASCOLTA: heavy metal a là Rage.


Nuovo lavoro per il trio composto dal bassista e cantante Dave Nightfight, con Joe Boneshaker alla chitarra e ill drummer Luke the Idol, che confermano quanto espresso nel precedente lavoro, mantenendo inalterata la loro esplosiva miscela di heavy classico e speed.
Insomma si possono definire gli eredi naturali dei Raven e del loro “Atletic Metal”, al quale i nostri aggiungono tutto lo scibile degli ultimi 20 anni in campo heavy , come ben dimostra del resto l’esplosivo trittico iniziale formato dalla veloce “Erased”, dalla pachidermia ma potentissima “The Evil Forces”, che alterna scansioni hard a sfuriate in doppia cassa, signora e padrona pure della squassante e vagamente power speed (a là Rage) “Thunder and Steel”. Ancora i Rage del periodo d’oro sono gli indiscussi numi tutelari della terrificante “Law of the Stronger”, anche se il tutto viene benedetto dai Preti di Giuda, e se l’ancor speedy “Metal Unchained” chiama in causa pure gli Exciter più esagitati, con la seguente “Rise and Fall” il trio di disperati dimostra pure di saper suonare nella costruzione di una track tritaossa che alterna sfuriate power speed a digressioni classiche and epiche.
Oltre che tecnicamente preparatissimi, Dave e soci mettono pure in evidenza anche una notevole maturazione compositiva che li ha portati a personalizzare a sufficienza il sound e “I’m a Fuckin’ Zombie”,altra track in regime di doppia cassa, lo dimostra senza ombra di dubbio. “Feel the Power” è un’altra mazzata in di power e speed, pregna comunque delle linee melodiche tanto care a Peavey,(prima che si giocasse il cervello con l’orchestra…), e se la riffatissima “When This Demon’s Coming” ribadisce quanto appena espresso, la conclusiva e altrettanto possente “The Godfather” conferma che i Rage hanno trovato i loro degni e ben più validi eredi…
Chiude un lavoro anche ottimamente prodotto il video di “Law of the Stronger”…

MOMENTO D’ESTASI: tutto il lavoro.
PELO NELL’UOVO: più che il pelo…l’ombra dei Rage!!!




BIBLE OF THE DEVIL
“Freedom metal”
(Cruz del Sur/Audioglobe)
VOTO:75

PER CHI ASCOLTA: heavy metal allo stato “brado”…


Secondo lavoro sotto l’egida della label di Roma per i veterani della scena heavy di Chicago che, a dispetto del sulfureo moniker, continuano imperterriti nel proporre la loro personale visione di tutto lo scibile heavy, rileggendolo secondo i ferrei dettami del metal made in USA dei primissimi anni 80. Mark Hoffman (vox,gtr), Nate Perry(gtr,vox), Darren Amaya(bass) e Greg Spalding (drums), pur venerando la sacra trimurti composta da Malice, Warrior e Armored Saint, non si dimenticano certo della lezione impartita dalla nwobhm e, sicuramente innamorati dei seminali Blitzkrieg, ci propinano un sound invero possente,personalissimo eppur chiaramente riconducibile alle sacre sorgenti.
Propedeutica in tal senso risulta proprio l’iniziale “Hjiack the Night”, track heavy speed al calor bianco che sembra tratta dal songbook di Brian Ross. Ma non tutte le ciambelle escono con il buco e infatti la seguente “Night Oath”, pur riffatissima è solo piacevole esercizio di heavy melodico, subito dimenticato per merito della seguente “The Turning Stone”, possente heavy track che partendo dai primissimi Iron Maiden sconfina con un naturalezza davvero fuori dal comune nelle grandi praterie del southern rock. La pur piacevole e ancora hard’n’heavy “Womanize” non mi piace solo perché lo spiacevole fantasma dei Kiss aleggia sulla melodia portante del brano, contenente comunque un grande inciso di classic heavy che rivalorizza l’assunto sonoro generale. ”Heat Feeler” è quantomeno divertente nel suo essere country e rock e se “Ol’girl” è il personale omaggio della band ai Thin Lizzy, sfiorando il plagio, l’accoppiata finale “Greek Fire” e “500 More”, ne esalta il alto più heavy. In conclusione, il cd si lascia ascoltare ma…

MOMENTO D’ESTASI: non esageriamo…
COLPO DI SONNO: certo non si dorme ma…




ELECTRIC SWAN
“Electric Swan”
( Badchili Records/ Black Widow)
VOTO: 80

PER CHI ASCOLTA: Hard Rock anni 70.


Progetto solista dell’axeman Lucio Calegari, membro fondatore dei geniali Wicked Minds, spalleggiato con classe da Paolo “Apollo” Negri all’hammond, Enrico Grilli al basso, Ricky Lovatti alla batteria e Luca Rancati alla voce.
Il lavoro si può idealmente dividere in tre parti: la prima devota al verbo del gruppo madre delle iniziali “In The Hush Of Daze/Electric Swan”, entrambe saldamente ancorate all’hard and blues dei ’70 di gruppi quali Free, Atomic Rooster, Focus, Led Zeppelin e Jimi Hendrix, al quale sono palesemente dedicate pure la vagamente psichedelica blues ballad “Beyond the Rising” e la bellissima ballad “Crossing The Line”. Nella seconda parte troviamo ottimi strumentali quali l’heavy blues di “Eleventh Angel”, la vagamente prog-space “Redwitch”, il personale omaggio di Apollo Negri a Vincent Crane “Apollo’s Dream”, e l’hard e fusion “Calibro 9” certo dedicata allo scomparso Tommy Bolin (del quale troviamo pure l’ottima cover), e così siamo alla terza parte del lavoro: il sofferto blues di “You Love Been So Good To Me” della triade Copeland/Ross e Gorge Clinton è splendidamente interpretato dalla bravissima Sophya Baccini dei Presence, che impreziosisce da par suo un brano già splendido per l’infuocata performance di Lucio, che in seguito omaggia a modo suo pure l’Heavy contemporaneo con una rilettura davvero sopra le righe di “Creeping Death” dei Metallica.

MASSIMA ALLERTA: “Crossing the Line” e “You Love Been So Good To Me”
COLPO DI SONNO: certo non si dorme…




ETRUSGRAVE
“ Masters of Fate”
(Mygraveyard/Masterpiece)
VOTO: 85

PER CHI ASCOLTA: epic metal.


Davvero gradito il ritorno dell’ex chitarrista dei Dark Quarterer Fulberto Serena; al suo fianco troviamo il singer Hammerhead e la coppia ritmica formata da Luigi Paletti e Francesco Taddei rispettivamente basso e batteria. Il sound proposto è un pregevole coacervo di Heavy ed epic metal con riferimenti, comunque personalizzati all’uopo, alla triade Manilla Road, Manowar e Dark Quarterer, dai quali il gruppo mutua pure il particolare flavour progressive.
Certo, ed è bene chiarirlo subito, siamo molto lontani dalla genialità compositiva della band madre, come ben documentano del resto le prime due track “Deafening Pulsation” e “Dismal Gait”, piacevoli brani epici e progressivi, che solo il chitarrismo di Fulberto riesce ad impreziosire,tanto sono prevedibili nel costrutto sonoro generale. Stesse considerazioni valgono per “The Last Solution” che all’usuale inizio per voce e chitarra acustica contrappone uno sviluppo epico pregevole fin che si vuole ma…. Insomma le prime tre tracce, per quasi 23 minuti di musica, danno l’impressione di essere una suite unica tanto è uniforme il songwriting che, mi dispiace dirlo, manca di quel “quid” in più che al contrario ha reso leggendari i Dark Quarterer . “The Only Future” introduce nel sound del gruppo la componente squisitamente heavy epic dei Manowar, donando al tutto una dimensione sonora finalmente plausibile e consona al valore esecutivo del gruppo stesso. Ancor più valida la composita “Wax Mask”, davvero grande il lavoro di Fulberto, impegnato nel difficile ma riuscitissimo compito di mixare latenti tentazioni heavy dark, melodie tipicamente epiche e uno splendido costrutto sonoro progressive. La rendering della stupenda “Lady Scoloprenda” è magistrale e davvero comincio a chiedermi se le critiche espresse in apertura di recensione altro non siano che l’espressione di un’eccessiva aspettativa dello scrivente nei confronti del comunque grande Fulberto Serena.
Sono comunque convinto che quanto scritto non potrà certo influenzare quanti amino il genere proposto, anche perché non sono certo infallibile, per cui invito tutti ad acquistare il suddetto lavoro che, superbamente prodotto, si conclude con la piece de resistance “Masters of Fate”, che guarda caso è una superba traccia di heavy prog innervata da micidiali iniezioni di epic metal allo stato selvaggio…

MASSIMA ALLERTA: “Masters of Fate”, “The Only Future”, “Wax Mask”.
COLPO DI SONNO: solo la prevedibilità delle due track iniziali…




HADES
“Bootlegged in Boston 1988 (dvd)”
(Cruz del Sur/Audioglobe)
VOTO: 60

PER CHI ASCOLTA: power thrash.


È indubbio che “Resisting Success” (1987) e il seguente “If At First You Don’t Succeed” dell’anno successivo siano due capolavori del thrash made in Usa di quegli anni, ed è altrettanto fuor di dubbio che gli Hades siano sempre stati boicottati dalla stampa e ignorati dal pubblico, troppo preso nell’acclamare gruppi più appariscenti e meno “schierati politicamente” quali Anthrax, Exodus e Metallica.
Personalmente ho sempre amato il gruppo del vocalist Alan Tecchio, che in compagnia dei due axemen Dan Lorenzo e Ed Fuhrman, del bass player Jimmy Schulman e del drummer Tom Coombs, hanno anche negli anni a seguire scritto pagine importantissime e assolutamente geniali della musica Heavy, e potete quindi immaginarvi l’entusiasmo con cui ho ricevuto il promo di questo dvd nel quale è immortalato a futura ammirazione dei posteri il concerto dei nostri sfortunati eroi tenuto in quel di Boston il 30 dicembre 1988, come opener di Nuclear Assault e Manowar. Purtroppo però la qualità delle immagini è appena sufficiente e la qualità audio è alquanto scadente, tanto per tener fede al titolo stesso, e certo questo non facilita la mia recensione. Se dal punto di vista storico anche solo il vedere in azione il gruppo è fonte di compiacimento, certo non posso negare la mai irritazione nel non poter godere appieno la splendida performance del gruppo impegnato in una tracklist di brani a dir poco esagerata: “ Opinionate!”, “The Leaders?”, “Diplomatic Immunità”, “In the Meantime”, “Aftermath of Betrayal”, “I Too Eye” e “Nightstalker”, dimostrano con i fatti quanto fosse fantasioso il thrash delgli Hades, che non disdegnavano certo ficcanti puntate nel techno e progressive thrash…
Peccato davvero che la qualità della musica proposta non vada di pari passo con la qualità della resa, e davvero poco importa se in aggiunta al concerto ci siano un documentario, foto vintage e le immancabili interviste ai membri del gruppo… Se il valore storico è incommensurabile quello qualitativo non può essere che drammaticamente insufficiente…



IL CERCHIO D’ORO
“Il viaggio di Colombo”
(Black Widow/Masterpiece)
VOTO: 90

PER CHI ASCOLTA: progressive rock.


Invero travagliata l’epopea de “Il cerchio d’Oro”! Fondati nel 1974 in quel di Savona dal tastierista Franco Piccolini e dai fratelli Gino e Giuseppe Terribile rispettivamente batteria e basso, pubblicano nei seguenti anni alcuni 45 giri. Spariti sul finire degli ’80, ricompaiono nel 1999 pubblicando per la Yellow Record un cd omonimo di materiale del 1976, e successivamente nel 2005 con “La quadratura del cerchio” (Psych Out) contenente materiale inedito e cover di mostri sacri quali The Trip, Le Orme e New Trolls.
Dopo tanto sofferto pellegrinare approdano finalmente alla corte della Black Widow, l’unica label italiana che da sempre supporta e valorizza il progressive made in Italy, per la quale pubblicano questo delizioso concept sul viaggio di Cristoforo Colombo. L’eroica, almeno per quei tempi, avventura del grande esploratore viene descritta attraverso testi naif (almeno per i miei gusti) ma pregni di struggente poesia e comunque assolutamente propedeutici al narrato e all’assunto sonoro del lavoro. Inutile dire che la musica della triade Piccolini/Terribile ben supportati dalle chitarre di Piuccio Pradal e Roberto Giordana è saldamente ancorata al progressive italiano dei settanta con particolare riferimento al primi lavori della Reale Accademia Musica, Nuova Idea e Latte e Miele. Comunque sarebbe ingiusto liquidare la musica del quintetto di Savona come mero clone dei gruppi citati in quanto l’assunto sonoro complessivo è qualcosa di assolutamente personale, che alterna la magniloquenza classica dell’opener track “Overture” al prepotente rock melodico della seguente “Sognando la Meta” che passa sapientemente dai dolcissimi break per sole voci e chitarre a cangianti esplosioni nelle quali il rock si stempera a svisate fusion e ardite costruzioni jazz . Ancora molto dinamica si presenta “Colombo” con richiami niente affatto velati ai New Trolls più prog dai quali mediano pure i frequentissimi cantati a cappella, pur non disdegnando comunque ancora break strumentali di ottima fattura a tratti riecheggianti pure il Banco Del Muto Soccorso. Insomma, davvero troviamo tutto lo scibile del prog, abilmente personalizzato e ottimamente assemblato come nella seguente “I tre Marinai”, altro delizioso minuetto musicale a guisa di ballad (Orme docet) sorretto dalle chitarre acustiche del trio Giuseppe, Piuccio e Roberto, pregno di infinita dolcezza e sconfinata malinconia, squassata a tratti da sussulti hard rock prima che il tutto confluisca nel prog sinfonico e ancor vagamente jazz e fusion (Il Volo) di “Ieri, Oggi, Ancora Niente” con al proscenio l’ispiratissimo piano di Franco e un gioco di voci delizioso. Ancora il piano, questa volta a supporto di ficcanti chitarre, caratterizza la conturbante “Il Silenzio Religioso Del Mare”, salvo perdersi in dolcissimi break sinfonici che spezzano l’incedere maestoso e swing di una track davvero bella a cui segue l’intermezzo dell’acustica “Preghiera Del Vento”. “Tre Giorni” alterna la melodia delle strofe all’hard- prog dell’incipit mentre “Tierra! Tierra!” supportata da un durissimo riff di base è sicuramente l’episodio più hard rock dell’intero lavoro, anche se contiene ancora break squisitamente progressivi. “Cercando L’approdo” e “Il Ritorno” riportano poi il tutto alle sognati atmosfere dell’opener track.
Davvero belle le due bonus tracks del 1977 “Quattro Mura/Futuro Prossimo” nelle quali è palese l’influenza delle Orme. In conclusione, paragoni a parte sempre antipatici e di cui mi scuso con i ragazzi del gruppo, il lavoro è assai piacevole, ottimamente prodotto e supportato da una grafica superlativa…

MASSIMA ALLERTA: “Sognando La Meta”, “I Tre Marinai”, “Il Silenzio Rumoroso Del Mare”, “Quattro Mura”.
COLPO DI SONNO: chi ama il progressive certo non dorme…gli altri alla larga!!!




RENEGADE
“Straight to the Top”
(MyGraveyard /Masterpiece)
VOTO: 70

PER CHI ASCOLTA: Heavy classico.


Secondo lavoro per il gruppo toscano formato da Stefano Senesi (vocals), Roberto Mannini (guitars), Damiano Ammannati (bass) e Andrea Ammannati (drums).
Il sound del gruppo, pur partendo da solide basi nwobhm, vedi l’iniziale e ottima “Straight To The Top”, veloce traccia heavy debitrice comunque ai Samson del periodo Dickinson, è fortemente influenzato dall’hard e blues dei ’70, cosa questa del resto ben evidenziata dalle seguenti “Really Think You’re Clean?”e ancor più blues-oriented “City Night”, per fortuna piacevolmente innervata da aperture heavy all’altezza del refrain. Confesso che mal digerisco il timbro di voce, fin troppo simile a Dickinson, e questo probabilmente condiziona quanto scrivo,ma…non sono certo infallibile per cui … “R’n’roll Dj” è una ben costruita track dall’assunto heavy , mentre “ I Can Live Without You” è la solita ballad ben costruita ma francamente fin troppo prevedibile e assolutamente impersonale. “Nasty Boy Blues” è al contrario piacevolissimo heavy venato di glam à la Hanoi Rocks, e ben si accoppia con l’altrettanto scoppiettante “Kid The Hurricane”, ancor debitrice ai Samson più heavy ma ben costruita e sintomatica di un gruppo validissimo, ma non ancora certo sulla direzione stilistica da seguire. “Cold as ice”è infatti pregevole hard rock, mentre la conclusiva “Tell Me What To Do” è ancora una ballad ben costruita ….

MASSIMA ALLERTA: “Straight To The Top” e “City Night”.
COLPO DI SONNO: Personalizzare e definire meglio il sound …




ROSAE CRUCIS
“Il Re Del Mondo”
(Jolly Roger /Masterpiece)
VOTO: 95

PER CHI ASCOLTA: heavy epic all’ennesima potenza!


Negli anni ’90 avevo sentito glorificare spesso il gruppo romano composto da Giuseppe “ciape” Cialone (voce), Andrea “Kiraya” Magini /Tiziano”shreadmaster”Marcozzi (chitarre), Daniele “KK” Serqua” (basso) e Piero Arioni (batteria), ma davvero non mi aspettavo una cosa del genere.
Il lavoro in questione altro non è che il primo demo del gruppo uscito nel 1992, ovviamente riregistrato e rimasterizzato magnificamente nonché dotato dalla Jolly Roger di una magnifica veste grafica che finalmente valorizza un’autentica gemma del metal made in Italy. Il cantato in lingua madre poi dona al tutto un’epicità davvero unica nel panorama asfittico di questi anni, andando a valorizzare un sound che se da un lato rilegge in modo personalissimo l’heavy epico di gruppi quali Cirith Ungol, Manilla Road e primi Armored Saint, dall’altro non disdegna ficcanti puntate nell’heavy speed e nel classic metal, spesso e volentieri dissacrando il tutto con lugubri digressioni nel dark più maligno e perverso. Insomma ragazzi è un lavoro da avere assolutamente che letteralmente strappa dalla sedia fin dall’iniziale “Rosa Croce” che, seppur introdotta dalla lugubre “Sacrem Reformationem”, alterna sapienti digressioni heavy a devastanti accelerazioni che letteralmente sodomizzano i perfidi e ferocissimi vocalizzi di Giuseppe, prima di precipitare nella bolgia infernale di una seconda parte di brano sul quale si ergono le urla lancinanti dell’indemoniato singer. Quasi 8 minuti di superbo heavy metal allo stato selvaggio che trova la sua catarsi nell’altrettanto violentissima e cupa “La chiesa”, altro superbo esempio di heavy speed impreziosito da linee sonore assai epiche anche grazie allo stupendo testo che ne sublima l’essenza epica e magniloquente. “Contro Il Mio Destino” al contrario è cupo heavy dark che conserva tutta l’epicità propria del gruppo, e questa volta il testo rimembra e attualizza quanto fatto dal Rovescio della Medaglia, anche e soprattutto in virtù di un assunto sonoro vagamente hard e progressive, comunque presto sopraffatto da pesantissime colate di classic metal. “Il signore delle Tempeste” riporta il tutto su coordinate epiche grazie al salmodiante recitativo che la caratterizza, degna introduzione per la micidiale “La Sacra Corona”, altra terrificante track di parossistico heavy epico, squassata da digressioni thrash e speed devastanti che caratterizzano del resto pure l’altrettanto devastante e classico “Il re del mondo”.
Conclude il tutto l’inedita “Ballo in fa Diesis Minore”, incredibile cover di Angelo Branduardi in chiave speed, thrash ed epic a dir poco destabilizzante. Buy or Die!

MOMENTO D’ESTASI: “Rosa Croce”, “La Chiesa”, “La Sacra Corona” e “Ballo In Fa Diesis Minore”.
PELO NELL’UOVO: aver aspettato così a lungo!




TRINAKRIUS
“The Black Hole Mind”
(Hellion Records)
VOTO: 95

PER CHI ASCOLTA: heavy dark all’ennesima potenza.


Nuova label e nuovo singer sono il viatico del nuovo e terzo lavoro per la band palermitana formata da Claudio Florio(drums e growl vox), Francesco Chiazzese (guitars,keyboards), Ezio Monalto (guitars), Piero Orlando(bass) e dal nuovo singer Flavio Rezza. Proprio quest’ultimo, raccogliendo la pesantissima eredità del grande Michele Vitrano, accompagna e asseconda con grande abilità il gruppo nel suo cammino verso un sound più evoluto e composito che, pur mantenendo integri i peculiari influssi doom dei precedenti lavori, riscopre e personalizza con grande abilità l’heavy dark dei Black Sabbath di “Sabotage” e non per nulla l’album si chiude con la rilettura in chiave heavy del moloch “Paranoid”.
La timbrica vocale, più heavy e meno sepolcrale, di Flavio caratterizza poi anche l’iniziale “Torment” che, pur preceduta dalla lugubre intro a titolo “Between Light And Madness”, si sviluppa secondo parametri assai heavy (azzarderei quasi il paragone con i Danzig dei primi superbi lavori), grazie alle magistrali accelerazioni all’altezza del refrain che ne spezzano l’incedere comunque e superbamente dark. Davvero una grande track che ben s’accoppia con l’ancor più violenta “Mad” che contrappone break doom e dark al pesantissimo incedere thrash. Sacrali keyboards, presto violentate da un sepolcrale riff di chitarra a digressione forzata, introducono e caratterizzano la sofferta e composita “Raptus”: adoro il piano che ne sorregge la melodia portante sulla quale si erge il salmodiare rabbioso di Flavio, in questo caso degno discepolo di Michele, che dona al tutto un sapore epico e gotico di rara intensità emotiva . “Killerotomia” è al contrario selvaggio heavy dark senza troppi fronzoli, che pone al proscenio il drumming possente di Claudio impegnato a supportare - ottimo anche il bass player –i l sulfureo rifferama della copia d’asce, che nell’incipit impreziosisce il tutto con un solo di chitarra di ottima fattura . “Mental Devastation” è l’episodio più heavy dell’intero lavoro, grazie al debordante drumming che trova requie solo nel refrain; il ritmo al limite del thrash si placa in un divenire dark che, attraverso un break assai malinconico, porta all’eplosivo crescendo della seconda parte del brano. Ancora un mefistofelico duetto per piano e voce caratterizza la bellissima e malinconica “Little Angel” che mette davvero i brividi!. Ascoltare per credere.
Il diabolico incantesimo si spezza solo quando irrompono i riff della perversa “Insane Society” che, insieme con la già citata “Paranoid”, conclude uno splendido lavoro, superbamente suonato e perfettamente prodotto….Grandi ragazzi!

MOMENTO D’ESTASI: Tanti!
PELO NELL’UOVO: Claudio,sei un grande drummer, limitati a quello….capito mi hai???




UNIVERSAL TOTEM ORCHESTRA
“The Magus”
(Black Widow /Masterpiece)
VOTO: 100

PER CHI ASCOLTA: progressive rock de luxe.


I recensori più acculturati del sottoscritto hanno chiamato il sound degli U.T.O “Progr-Zeuhl”, termine coniato dai Magma negli anni ’70, ma secondo il ben più ignorante scrivente, accostare gli Universal Totem al celebre gruppo francese è assolutamente riduttivo.
A mio modestissimo parere infatti, il progressive proposto dal gruppo del drummer Uto G.Golin, pur avendo parecchi punti di contatto con il gruppo d’Oltralpe,senza dimenticare comunque Soft Machine, Weather Report e i King Crimson di “Lizard”, ne sviluppa le coordinate jazz rock a volte fin troppo sperimentali e cervellotiche andando ad inglobare nel proprio sound quanto scritto da gruppi quali Banco Mutuo Soccorso, Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, Balletto di Bronzo, Il Volo ma soprattutto Saint Just e Area. A rendere poi assolutamente unico il sound degli UTO contribuiscono pure la grandeur operistico/sinfonica certo mediata dall’imprescindibile “Orfeo 9” di Tito Schipa Junior e ficcanti inserti hard and dark d’estrazione heavy. E la genialità del gruppo in fondo è racchiusa proprio nel saper mediare, estrapolare e rielaborare così tante influenze, andando a creare un sound personalissimo e a tratti entusiasmante. Davvero difficile infatti non esaltarsi all’ascolto dell’iniziale “De Astrologia”, piece de resistence di quasi 20 minuti, che seppur supportata da un riff di chitarre magnetico e assai heavy e dark, merito di “The Unknown” Daniele Valle, si sviluppa secondo canovacci a tratti sconfinanti nella fusion, grazie alla pazzesca base ritmica del succitato drummer Uto G. “Golin” e del suo fido scudiero il bassista “Yanik” Lorenzo Andreatta. Come se non bastasse tutto ciò, a rendere sinfonico il tutto ci pensano la voce liricissima di Ana Torres Fraile, le keyboards di Fabrizio Mattuzzi, invero inarrivabile al piano nel soffuso break centrale, e lo straniante sax di Antonio Fedeli. Decisamente più sinfonica e vicina ai dettami del gruppo di Demetrio Stratos, si presenta la comunque assai dinamica (ascoltate la solida chitarra che ne sodomizza l’incipit jazz rock) “Coerenza delle Percentuali”, con ancora lo splendido piano di Fabrizio in evidenza e impreziosito da un base ritmica a dir poco eccezionale che trova requie solo allorquando l’assunto sonoro ripiega su se stesso nei magistrali chiaro scuri che spezzano l’incedere di un brano che sono sicuro, farà perdere il sonno allo stesso Robert Frip.Ancora il piano caratterizza la composita “Les Plantes Magiques” duettando magistralmente con la leggiadra voce di Ana ,il tutto reso assai malinconico dal sax che contribuisce alla costruzione di un brano sospeso nel limbo di una musica senza tempo, sinfonico e spaziale al tempo stesso, ancestralmente sospeso fra passato e futuro e che avvicina il gruppo all’altro superbo esponente del progressive d’elite italiano,.i Presence. “Ato Piramide” è un’altra monumentale piece di quasi 16 minuti dallo sviluppo sonoro jazz e rock fusion, forse l’unica concessione del gruppo ai Magma, (mai stati comunque cosi geniali a parer mio…anzi….) anche se poi nel proseguo il tutto si adagia su coordinate ancora legate a doppio filo agli Area più progressivi dei primi due lavori. “Mors,Ultima Linea Rerum” è un prodigio d’equilibrio fra heavy prog, scansioni sinfoniche e break di purissimo jazz rock, mentre la conclusiva “Vento Madre” pone ancora una volta in risalto la componente heavy, dark e progressive del gruppo, impegnato nell’ennesima e galoppante piece -stavolta siamo solo sui 13 minuti - in cui si riassume tutto lo scibile degli ultimi 30 anni di progressive rock. Scusandomi con il gruppo per l’ovvia impossibilità di descrivere ancor meglio siffatto capolavoro anche per i limiti dello scrivente, resta da dire che “The Magus” è la seconda parte di un’ideale trilogia che, iniziata nel 1999 con “Il rituale Alieno”, si concluderà chissà quando con “Hidden Opera”.
Tralasciando gli scontati complimenti ad un gruppo di grandi musicisti che scopro solo ora, è d’obbligo dire che la produzione è fantastica e lo stesso dicasi per l’artwork dell’elegante digipack.

MOMENTO D’ESTASI: “De Astrologia”, “Coerenza Delle Percentuali” e “Les Plantes Magiques”.
PELO NELL’UOVO: ma siamo matti?


 
 
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