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A CURA DI ULISSE CARMINATI



DOOMRAISER
“Erasing The Remembrance”
(Bloodrock/Blackwidow)
VOTO: 100

PER CHI ASCOLTA: heavy doom allo stato selvaggio.


Incredibile!!! Davvero incredibile la crescita artistica di questi 5 pazzi, che dopo l’esplosivo esordio di 2 anni fa a titolo “Lords Of Mercy” si ripresentano sul mercato con un nuovo lavoro a dir poco geniale.
Al primordiale doom dell’esordio infatti, Cynar, Drugo, Molestus, R.J e Pinna hanno aggiunto i devastanti break al limite del black metal che furono caratteristica precipua dei terrificanti Celtic Frost di “Into The Pandemonium” e l’epic dark dei seminali Danzig, il tutto corroborato da uno straniante e sottile flavour space che rende il tutto un qualcosa di realmente angosciante. La misantropica intro a titolo “Pachidermic Ritual” introduce l’oscura e assai epica “Another Black Day Under The Dead Sun” che all’incedere infernalmente doom alterna scansioni psycho space da incubo e improvvise accelerazioni che, dopo averne violentato l’intima essenza doomy e dark, introducono la violentissima, almeno per il genere proposto, “The Raven”, sacrilego coacervo fra Saint Vitus e Celtic Frost , non disdegnando tuttavia incursioni nel prog spiritato e angosciante degli High Tide, altro moloch di sicuro riferimento per un gruppo comunque e sempre assai personale nell’assemblare in modo credibile e affascinante un simile spettro di influenze. Emblematica in tal senso risulta l’epic doom della ieratica “C.O.V.” a cui segue la ben più composita “Vanitas”, piece de resistence di oltre 13 minuti nella quale il breve e sognante intro per solo flauto viene spazzato via dall’irrompere di un riff devastante di matrice Sabbath per poi assumere connotati heavy doom, che solo nel cupo e space-oriented break centrale trovano requie prima che ferocissime vocals precipitino il tutto in un infernale calderone di black, dark e doom metal a dir poco inquietanti. Certo l’angosciante strumentale “Head Of The River” non aiuta a risollevare lo spirito almeno fin quando irrompono i possenti riff a digressione forzata della sabbatica “Rotten River” ; Danzig e Saint Vitus possono coesistere solo nella catacomba dei Doomraiser e se la prima parte della track a titolo “The River” ne certifica l’assioma, la seguente e conclusiva “On The First Day Of New Dark Year For The World 1.1.08” trasporta il tutto nello spazio.
Resta da dire che la produzione è ottima, la versione in digipack spettacolare e la versione in vinile presenta due brani in più.

MOMENTO D’ESTASI: tutto il cd!
PELO NELL’UOVO: trovatelo voi, se ne avete il coraggio!




BLOOD THIRSTY DEMONS
“Occultum Lapidem”
(Black Funeral Promotion)
VOTO: 85

PER CHI ASCOLTA: heavy thrash (tanto) & horror metal (poco).


Rispetto al precendente “Mortal Remains” forse troppo è cambiato per i BTD del pur bravo Cristian Mustaine, al cui fianco troviamo ancora l’altrettanto bravo bass player Jack the Ripper. Il cambio di label e l’abbandono del drummer Karl Skyquake e ragioni a me “quasi sconosciute” hanno portato il sound del gruppo verso lidi quasi esclusivamente thrash che, seppur validissimi, certo non possono competere con il geniale horror metal che nel precedente lavoro aveva quasi raggiunto l’eccellenza.
L’ iniziale “The Ancient Gods” è una micidiale heavy thrash track di assoluto valore, anche se personalmente preferisco la seguente “Tears of Lies”, in quanto al furibondo thrash di base fanno da contraltare minimali ma assai valide digressioni heavy dark che rimandano agli inizi del gruppo. “I Will Die” è parossistica nel suo voler a tutti i costi violentare l’assunto horror metal di base con terremotanti scansioni thrash e speed, e le stesse considerazioni valgono pure per la seguente e ancor più violenta “Prince Of Darkness,”che comunque è geniale nel suo richiamare le soluzioni sonore dei Mercyful Fate più estremi. . “Behind My Faith” all’evocativo inizio e a breaks dannatamente heavy dark, contrappone uno sviluppo sonoro assai violento e ancora thrash e speed, mentre la seguente “The Graves Are Open” è bellissima nel suo essere finalmente heavy horror metal allo stato selvaggio e, almeno per lo scrivente, rappresenta al meglio ciò che poteva essere e non è….Cristian che cazzo ti è successo? Va bene essere incazzato con il mondo intero, ma solo questa track rappresenta al meglio le precipue caratteristiche che fin dall’inizio avevano caratterizzato e valorizzato al massimo il sound dei Blood Thirsty Demons .Grandioso l’incedere rabbioso, magniloquente e funereo di “Occultum Lapidem”, altro grandioso esempio di horror metal davvero degno dei BTD che furono, mentre la conclusiva “Stolen Faith” riporta il tutto a dimensioni heavy thrash che, pur nella loro intrinseca validità, trovo alquanto riduttive per quanto espresso finora.
La produzione è ottima; ma davvero dopo “Mortal Remains” mi aspettavo qualcosa di più… orrorifico!

MASSIMA ALLERTA: “Behind My Faith”, “The Graves Are Open”, “Occultum Lapidem”.
COLPO DI SONNO: in un modo o nell’altro…comunque non ci si annoia di certo!




BULLFROG
“Beggars & Losers”
(Andromeda Relix)
VOTO: 80

PER CHI ASCOLTA: hard rock.


Attivo dal 1993 il gruppo di Francesco Dalla Riva (bass,vocals), Silvano Zago(guitars) e Michela Dalla Riva (drums), giunge al traguardo del terzo lavoro, proseguendo imperterrito nella rilettura del classic hard rock che fu prerogativa dei grandi Mountain (”Detour”è propedeutica in tal senso), degli UFO osannati dall’iniziale “Over again”, dei Grand Funk Railroad ai quali è dedicata “For Fool” e dei Free ai quali è palesemente ispirata “Rocking Ball”.
Nel mezzo troviamo la torrida “On Through The Night” sorta di hard’n’roll che applica le regole del conte Zeppelin al rock blues del gruppo di Paul Rodgers, il blues venato di country della semiballad “Every Sunny Day” , l’heavy blues di “One For A Zero” e l’assai carina “Keep Me Smile” che non avrebbe sfigurato nemmeno nel songbook dei Bad Company. Se “Rat Kicking” è fin troppo ispirata a “Ride The Pony” dei Free, la seguente “Easy On My Love” è un riuscitissimo ibrido fra Zeppelin e gli UFO più bluesy. Conclude il tutto l’hard ‘n’blues della sorniona “Poor Man Cry”.
Davvero bravi e, anche se quanto proposto si presta fin troppo facilmente alla mera rilettura di quanto già sentito un sacco di volte, l’assoluta sincerità che traspare nel songwriting e le indubbie qualità tecniche del trio,contribuiscono ad affrancare il gruppo da qualsiasi critica.

MASSIMA ALLERTA: Over Again”, “For Fool”, “Easy On My Love”…
COLPO DI SONNO: solo se non si ama l’hard rock!




FAITH
“Blessed?”
(Transubstans Records/Black Widow)
VOTO: 95

PER ASCOLTA: heavy progressive doom.


Prime movers della scena heavy svedese, Roger Johansson (gtr), Christer Nilsson (bass,vocals) e il drummer Peter Svensson, hanno da sempre caratterizzato il loro solenne heavy doom con magistrali inserti progressive e ficcanti progressioni sinfoniche, qui ben evidenziate nell’iniziale e composita “Blessed Void of Bewilderment”. La seguente “Big Red Nebraska”pur nel suo incedere epic e doom, presenta le dissonanti melodie e le digressioni hard and prog tipiche dei migliori Kings X, mentre “Polka Efter Ida I Rye” mette in risalto l’altra componente del sound dei Faith; infatti,grazie al violino e alla Nyekelharpa (sorta di key fiddle) degli ospiti Hakan Malmros e Anders Smedenmark, il brano ha connotati prettamente folk. Al contrario “Necropolis”è superbo esempio di heavy doom, con improvvise accelerazioni dark e maestose aperture sinfoniche ben presenti pure nella seguente dannatamente macabra ma paradossalmente ancor più progressive-oriented “Twilight”. “Condemned” al contrario è pesantissimo heavy dark à la Black Sabbath, pur conservando all’altezza del refrain quello straniante quid prog e sinfonico che rende il sound del gruppo assai personale . “Father Pious”, pur stravolta da lisergici interventi di violino è epic doom allo stato brado mentre “Never Go To Know”, con le sue maestose aperture sinfonico-progressive -bellissimo il break centrale con tanto di piano in evidenza- è comunque e sempre massiccio heavy doom. La conclusiva “Leipzigpolska”, pur sorretta da un pesantissimo riffing heavy dark, si risolve in chiave folk ancora grazie al violino…
La produzione è magnifica e mi sembra inutile rimarcare la bravura tecnico-compositiva di un gruppo che, unico nel suo genere, ha saputo rileggere il sacro black book de “il lato oscuro della forza” con la fantasia degna degli antichi.

MASSIMA ALLERTA: “Big Red”, “Nebraska”, “Necropolis”, “Twilight”.
COLPO DI SONNO: chi dorme avrà sicuramente spiacevoli incubi!




GCNERI
“ Logos”
( BlackWidow Records/Masterpiece)
VOTO: 80

PER CHI ASCOLTA: heavy prog.


Il primo lavoro del musicista Giorgio C. Neri (chitarre, keyboards, flauto) presenta un sound davvero a 360 gradi, spaziando dal prog intimista del primo Anthony Phillips della sognante intro, all’hard rock targato Michael Schenker Group comunque venato di prog della seguente “Id & Trad”.
Nel mezzo troviamo composizioni quali “Alleanza” dove si rievocano le atmosfere tipiche del prog italiano degli anni settanta, con particolare riferimento a PFM e Nuova Idea, o il recitativo magniloquente di “Seconda Navigazione”che con “Addio” riecheggia quanto scritto dai corrieri cosmici tedeschi degli ottanta, con particolare predilezione per Popol Vuh e Novalis, questi ultimi veri numi tutelari della piacevolissima “Le Braccia e le Ali”. Non ho mai amato alla follia il prog strumentale, ma la fantasia compositiva di Giorgio mi facilita di molto l’ascolto, dandomi l’opportunità di gustare al meglio composizioni variopinte quali la composita “Godinus 7 ”, che ad una prima parte oniricamente space, contrappone una seconda parte assai hard nel costrutto pur rimanendo legata a doppio filo al progressive dei Gandalf. Sul finire della track il suono della cornamusa introduce e caratterizza la sofferta “Tuona Il Cannone” che, pur rimembrando ancora la PFM, grazie alle linee vocali di Giuseppe Alvaro, al controcanto del grande Roberto Tiranti, al flauto di Gian Castello, al gioco acustico di Giorgio e a ficcanti digressioni folk, risulta l’autentico masterpiece di un lavoro forse troppo dispersivo ma piacevolissimo d’ascoltare. Il menestrellare recitativo di Vittorio Ristagno caratterizza invece la breve “Per Tutti E Per Nessuno” che prelude all’irrompere de “L’ultima Danza” dove, sommersa da effluvi sinfonico progressivi, emerge tutta la devozione di Giorgio per Michael Schenker, pur filtrata da stranianti influenze a là Steve Hachett.
La produzione è ottima e l’artwork del digipack spettacolare.

MASSIMA ALLERTA: “Tuona Il Cannone”, “L’ultima Danza”, “Le Braccia E Le Ali”.
COLPO DI SONNO: urge mettere ordine nel songwriting: troppa carne al fuoco!




ODESSA
“The Final Day”
(Andromeda Relix)
VOTO: 80

PER CHI ASCOLTA: progressive rock.


Tornano a 10 anni di distanza gli autori di “Stazione Getsemani”, ottimo lavoro di progressive legato a doppio filo con il movimento prog italiano degli anni ’70.
La formazione ora comprende Lorenzo Giovagnoli (vox, keyboards), Giulio Vampa (gtr), Valerio De Angelis ( bass) e Marco Fabbri (drums), e davvero non è semplice descriverne il sound, comunque caratterizzato dalle keyboards e soprattutto dall’hammond del pure ottimo vocalist Lorenzo.
I punti di riferimento del gruppo sono comunque gli Area più rock, dei quali presentano pure l’ottimo rifacimento di “Cometa Rossa”, il Rovescio della Medaglia nel micidiale heavy prog dell’iniziale “Final Day”, mentre l’introspettiva “Viene La Sera”, la vagamente bluesy “Taxi” e l’hard ”Compra” sono palesemente ispirate dalla triade Il Volo, Jumbo, Acqua Fragile. Proprio la componente Jazz di quest ultimo gruppo stemperata comunque da pesantissime chitarre heavy caratterizza pure il piacevolissimo strumentale “Senza Fiato”, che precede la dolcissima “Piccolo Mio Sole” impreziosita dal piano che ne accompagna il crescendo drammatico, sottolineato da brevi ma pungenti inserti di chitarre elettriche. Ancora il duellare fra piano e chitarre costituisce l’ossatura della composita ma assai dinamica “Depeche Toi”; “Leila” è una solare composizione Jazz e fusion , vitaminizzata da intrusioni hard and prog all’altezza del refrain, mentre la conclusiva “Going South” riprende l’heavy prog del brano iniziale, al quale si aggiungono maestose aperture sinfoniche à la Trip.
Restano da rimarcare l’abilità dei singoli componenti e l’ottima produzione!

MASSIMA ALLERTA: “Final Day”, “Viene La Sera”, “Piccolo Mio Sole”, “Going South”.
COLPO DI SONNO: se si ama il prog non si dorme di certo……




OPERA IX
“90-92-93 the Early Charter”
(Occultum production/Masterpiece)
VOTO: 90

PER CHI ASCOLTA: Opera IX!


Dopo l’esaustivo triplo DVD la piccola label di Ossian ha pensato bene e con mio sommo piacere di ri-editare in cd i due primi demo e il successivo ep del gruppo ormai divenuti introvabili. Il primo demo a titolo “Gothik” del 1990, opera dell’allora trio costituito da Ossian, (gtr, kyeboards, bass), Rex Bells (drums) e Daniel Vintras (vocals), contiene composizioni che presentano già in embrione le tipiche sfuriate death e black metal; la furibonda “Cemetaria” e la conclusiva “Invocation”sono orientate verso lidi doom e dark che vanno a comporre gemme nere di rara bellezza quali “Prelude”, “Groglin’s Grange” e “Gothik” .
“Demo ‘92” denota un‘incredibile maturazione compositiva e presenta alle vocals Cadaveria, che da par suo interpreta la terrificante “Rhymes About Dying Stones”, l’infernale “House Of Agony”, la violentissima black e death track “Last Dawn” e l’oscura e drammatica “Malum In Sacrum”. “The Triumph of Death”, l’ep del 1993, rappresenta la già raggiunta maturità tecnico/compositiva del gruppo autore di due bellissime tracks quali “Born In The Grave” e “The Red Death” : la prima assai horror nel suo alternare scansioni heavy dark a furibonde accelerazioni in chiave death e black, quest ultime caratteristica precipua invece della seconda che, al contrario, edulcora almeno un poco il brutale black metal dell’assunto sonoro generale a ferali scansioni doomy e dark. L’appena partorito “Occult Metal” degli Opera IX giungerà poi alla piena consacrazione con il successivo e superbo lavoro d’esordio a titolo “The Call Of The Wood”.Da avere!

MASSIMA ALLERTA: “Born in the Grave”, “The Red Death”, “Gothik”, “House of Agony”…
COLPO DI SONNO: peccato solo per la mancata rimasterizzazione del prezioso materiale…




REVENGE
“Archives”
(Minotauro Record/Markuee)
VOTO: 95

PER CHI ASCOLTA: heavy metal.


Nel 2007 Kevin Throat (vocals), Red Crotalo (guitars) e Eric Lumen (drums), hanno festeggiato i 25 anni d’esistenza di una delle band più valide della Nwoihm. Formatisi in quel di Pesaro nel 1982 i Revenge si fanno presto conoscere grazie a concerti a dir poco midiciali nei quali il loro heavy metal cromato derivante da Tygers of Pan Tang e soprattutto Def Leppard, trovava massima espressione grazie alla classe cristallina dei singoli elementi e all’indubbia maturità del songwriting. Non poteva esserci occasione migliore quindi per ristampare il primo leggendario ep a titolo “HotZone” opportunamente rimasterizzato e rendendo il tutto ancor più interessante con l’aggiunta di un inedito demo del 1987 a titolo “Sweet Revenge” e due brani nuovi di zecca. Ma andiamo con ordine e gustiamoci l’irruente heavy speed di “Don’t Play With Fire” e il rutilante hard’n’heavy dell’omonima “Hotzone,” che nulla aveva da invidiare pure agli Starz, grazie al retrogusto classy che ne innerva i nervosissimi riff di chitarra. Di seguito troviamo la possente “From Heaven To Hell” dall’elegante struttura hard e classy ma dal retrogusto epic, l’urgenza hard ed heavy di “Rock You To The Top” e la martellante “Battlefield” che chiude un ep ormai divenuto oggetto di culto.
Del demo targato 1987 ricordo con sommo piacere e altrettanto godimento la rocciosa “Another Kind Of Love” che, aperta dagli arpeggi dolcissimi di “Sweet Revenge”, sublima il class spesso troppo edulcorato dei Dokken, mediante poderose bordate di hard rock di matrice extraterrestre (leggasi UFO), la ruffianissima “Girls Are Dancing” che farebbe crepare d’invidia pure Bon Jovi, la bellissima ballad “You Give It Alla Way”, un vero gioiello di melodia ragazzi, l’altrettanto sofferta “There’s A Broken Heart”, altro splendido esempio di rock melodico che precede “Tonight”, rutilante esempio di come si possa essere raffinati compositori ma selvaggi esecutori. Concludono un cd davvero di inestimabile valore le due nuove composizioni “Shelter”, grande brano di class metal al calor bianco e “Home Again”, altro lentaccio assassino che al vecchio scrivente piace assai….
Solo l’assenza della copertina originale di “Hotzone”, compresa comunque nell’esaustiva ed elegante grafica che accompagna il cd, mi impedisce la massima votazione. Heavy-romantic kids: buy or die!

MOMENTO D’ESTASI: tutto il cd!
PELO NELL’UOVO: solo la mancanza della copertina di “Hotzone”….




SABOTAGE
“Rumore Nel Vento”
(Jolly Roger Record/Masterpiece)
VOTO: 85

PER CHI ASCOLTA: hard e heavy.


Chi scrive ha avuto l’onore e il piacere di vedere la prima incarnazione dei Sabotage in azione e mai come in questo caso giova l’essere “nonni”, per cui posso testimoniare che era davvero grande l’energia sprigionata dall’ensamble toscano formato dai fratelli Enrico e Dario Caroli, rispettivamente basso e drums, Andrea Fois e Leonardo Milani alle chitarre e Giancarlo Fontani alle voci. Nei soli dieci mesi di vita questo giovanissimo gruppo seppe creare un sound che pur partendo dalla NWOBHM, le influenze dei primissimi Tygers of pan Tang/Iron Maiden sono evidentissime, rielaborava in chiave heavy l’hard rock grezzo ma possente degli UFO, donando al tutto una personalissima dimensione anche e soprattutto grazie all’uso della lingua italiana. La metrica non certo facilmente adattabile non inficiò comunque la creazione di autentici anthems heavy quali “Rumore Nel Vento”, “La Musica Strana” o micidiali tracce heavy speed quali “Signore Della Morte” e “Killer Della Notte”.
Personalmente però penso che il gruppo raggiunse l’apice creativo con l’hard/heavy venato di class della sublime “Bella Di Notte”, nella composita “Ombre”, sorta di sofferto heavy blues spesso e volentieri violentato da break epici che portano all’esplosiva parte finale ancora in chiave heavy speed, nel possente hard rock di “Indios”e nel ruffianissimo hard/glam della piacevolissima “Capriccio”. Resta fuori dall’eccellenza solo la riffatissima “War Machine”, mentre menzione a parte merita “Eroi Del Tempo” che ad una parte iniziale a mo’ di ballad contrappone un micidiale sviluppo hard epico.
Inutile rimarcare la prova superlativa dei singoli musicisti coinvolti e lo posso ben dire dopo aver saltellato come un pazzo al tempo, sotto il palco di questi autentici pionieri dell’heavy made in Italy.
Resta da rimarcare il grande lavoro di rimasterizzazione, assemblaggio e completamento fatto da Giancarlo Fontani, partendo da nastri dell’epoca in alcuni casi addirittura semicancellati, mentre sinceri complimenti vanno pure all’archeologo della Jolly Roger per il coraggio dimostrato nel pubblicare, per la prima volta, una simile reliquia oltretutto con un’ottima veste grafica.

MASSIMA ALLERTA: “Rumore Nel Vento”, “Indios”, “Bella Di Notte”, “Eroi Del Tempo”…
COLPO DI SONNO: almeno per il sottoscritto “War Machine”.




SAVIOR FROM ANGER
“Lost In Darkness”
(Rock It Up Records)
VOTO: 90

PER CHI ASCOLTA: thrash e speed.


Nel suo eterno peregrinare fra Roma e Napoli, l’ex Nameless Crime Marco Ruggiero ha trovato finalmente il tempo e una label, questa volta tedesca, disposta a pubblicare il successore del validissimo “No Way Out” uscito un paio di anni or sono, e a dispetto della vergognosa indifferenza degli addetti ai lavori nostrani, i Savior From Anger pubblicano un lavoro di durissimo thrash speed che certo non sfigura rispetto ai nuovi Exodus, Exciter e Metal Church.
Pur partendo da questa sacra trimurti da sempre fonte di ispirazione di Marco, axeman di grandi qualità tecnico compositive, ha saputo nel breve spazio di due lavori forgiare un sound assai personale che, pur violentissimo, privilegia tecnica esecutiva e spunti di gran classe certo ereditato dai geniali ma assai sfortunati Nameless Crime. Per l’occasione spalleggiato dall’ottimo singer Alessandro Granato, dal terremotante drumming di Michele Coppola e dai bassisti Fabrizio Santalucia e Antonio di Costanzo, ci sbatte in faccia tutta la rabbia repressa che sfocia nel terrificante thrash speed dell’iniziale “Claustrophobia”, possenti digressioni heavy, solo incendiari e ripartenze improvvise in doppia cassa, e si continua con l’altrettanto martellante “Victim Of Rage”, altra mazzata thrash con il drummer sugli scudi e brevissimi break melodici che ne esasperano ancor di più la violenza, per poi raggiungere il parossismo con la forsennata “No Way Out”, vero masterpiece di speed thrash all’ennesima potenza. Mamma mia ragazzi, fatemi respirare….ma la pietà non è peculiarità di Marco e company, per cui via che si riparte con la possente “Killing Greed” traccia veloce di heavy sodomizzato dal thrash che, solo nel break centrale dal vago sapore prog, concede tregua alle mie povere coronarie prima che il tutto si rimetta in moto a mo’ di carro armato. Se “Double Shot” riporta il tutto nell’alveo di un heavy classico ancora comunque assai riffato, che addirittura irride quanto scritto dagli illustri Diamond Head - davvero ottimo il break quasi blues e assai melodico che ne caratterizza la parte centrale - la seguente “Mindstruck” riprende in toto le perverse ritmiche del trittico iniziale , mentre “Shudder Of Death” è heavy allo stato brado pur conservando gli stilemi a digressione forzata propri Dei Savior From Anger. “Through This Life” è una pregevole heavy ballad, che chiama in causa, udite udite, i migliori Scorpions , mentre ”Shock Wave” al contrario è violentissima nel suo incedere martellante, e la conclusiva bonus track “Punture Of Submission” è ancora primordiale thrash speed.
Solo una produzione - comunque potente ma davvero troppo “cruda” - non all’altezza della musica proposta, mi impedisce una votazione ben più alta, ma il divertimento è assicurato lo stesso. Bravi!

MASSIMA ALLERTA: il trittico iniziale.
COLPO DI SONNO: solo i sordi dormirebbero!

 
 
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