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A CURA DI ULISSE CARMINATI
NEURASTHENIA
“Your Omen”
(Mygraveyards Productions/Masterpiece)
VOTO: 95
PER CHI ASCOLTA: Thrash e speed.
Davvero non finirà mai di stupirmi l’underground italiano dal quale spuntano validissimi gruppi come quello formato da Neil (lead voce, chitarra ritmica), Phil (chitarra), Lehmann(basso) e Steve Rivolta (batteria).
Thrash e speed senza misericordia quanto proposto dal quartetto di pazzi, che comunque sanno variare il loro songwriting pur mantenendo una devastante potenza di base. Infatti, se l’iniziale “Go Fuck Themselves”, pur devota ai primi Metallica, presenta le digressioni tecno thrash degli Annihilator, la seguente “Church Of Tomorrow” sodomizza con l’irriverenza e la goliardia dei Tankard gli Exodus di “Bound By Blood”, non disdegnando neppure ficcanti puntate nell’heavy speed. Il massacro continua con “Filthy Lucre”, altra mazzata di speed thrash, ideale punto d’incontro fra Slayer e Metallica ma comunque dannatamente personale grazie allo straniante approccio puramente heavy classic, ben presente nelle digressioni che ne spezzano il comunque forsennato incedere. Davvero bravi i quattro bimbi e le stesse considerazioni valgono pure per “Liar Nr.1” che butta nel calderone, strapazzandoli a dovere, pure gli ormai scoppiati Anthrax, e se “No Politics” concede anche solo un breve attimo di requie, essendo “solo” potentissimo thrash, “Thrash Is Back In Town” si abbatte a mo’ di tornado sulla mia povera zucca: ragazzi che ne dite di Slayer e Exciter a braccetto nell’osteria dei Tankard ?
Concludono questo micidiale lavoro, oltretutto prodotto magnificamente, l’altrettanto debordante “I Hate My Family” che alterna possenti digressioni ancora nell’inferno di Alice a accelerazioni al limite dell’umano, e una ghost track di cui non conosco il titolo, altrettanto devastante. Grandi!
MOMENTO D’ESTASI: ovviamente tutto il cd!
PELO NELL’UOVO: incazzati come sono…hanno distrutto il pollaio!

NEURASTHENIA
“Possessed (reissue06)”
(Mygraveyards Productions/Masterpiece)
VOTO: 85
PER CHI ASCOLTA: ovviamente thrash e speed.
In concomitanza con l’arrivo sul mercato del nuovissimo “Your Omen” MyGraveyard ha pensato bene di ristampare pure il lavoro d’esordio della formazione emiliana. Opera davvero meritoria visto che ha permesso pure al sottoscritto di conoscere questi quattro pazzi tharshers.
Anche se il songwriting denota qualche dipendenza di troppo dai Metallica di “Kill ‘Em All” - vedi le iniziali “Screaming Corpse /Feel Possessed” e alcune forzature nel mixing fra thrash speed e classic heavy come nella pur discreta “In Loving Of…” - direi proprio che non ci possa lamentare anche perché già con la galoppante “Majestic March”si torna a zampettare come pazzi all’ascolto della thrash speed “Neurasthenia”, fino a raggiungere i limiti dell’autolesionismo, specie alla mia età, nel tentativo patetico di suonare ad un volume da arresto immediato la pachidermica ma distruttiva “Assassination”, che non avrebbe sfigurato nemmeno in “Bounded by Blood”.
Chiudono un assai pregevole lavoro la velocissima “The Last order Of God”, l’altrettanto potentissima “Night Under Terror” e i promo video di “The Last Order Of God” e “Majestic March” che danno modo di ammirare i quattro pazzi in tutto il loro splendore.
MASSIMA ALLERTA: la sola “Assassination” vale l’acquisto del cd…
COLPO DI SONNO: solo le mummie!

BATTLE RAM
“Smash The Gates”
(Mygraveyards Production/Masterpiece)
VOTO: 70
PER CHI ASCOLTA: heavy epic.
Minicd di quasi 30 minuti compendio al lavoro d’esordio “Long Live The Ram”, che almeno in parte riesce a mettere in mostra il sound del gruppo di Franco Sgattoni (voce), Davide Batali e Gianluca Silvi (chitarre), Arnaldo Rosati e Pierpaolo Sita rispettivamente basso e batteria.
L’iniziale “Smash The Gates” comunque presente sull’album è discreto esempio di heavy epic semplice semplice ma molto efficace, e le stesse considerazioni valgono pure per l’inedita “A Warrior’s Life And Death”. Ottima la rendering della leggendaria “Angel Witch”, mentre assai accattivante risulta la versione acustica di “Dark Command”. Completano il cd “Burning Lives” e “The Vow” catturate on stage durante l’esibizione al Keep it True X, nelle quali i gruppo denota compattezza e potenza, pur evidenziando tutti i limiti di una formazione ancora in crescita.
COSA FUNZIONA: la grinta certo non manca.
COSA FARE: migliorare soprattutto la pronuncia.

CRESCENT SHIELD
“The Stars Of Never Seen”
(Cruz Del Sur/Audioglobe)
VOTO: 85
PER CHI ASCOLTA: epic e progressive heavy.
Seconda release per il gruppo formato da Daniel Delucie, Melanie Sisneros e Craig Anderson e dal singer Michael Grant, che prosegue imperterrito nel suo proporre un heavy prog ancor più epico rispetto al lavoro di debutto, ma ancora troppo ancorato agli stimi compositivi dei primi Fates Warning, Crimson Glory e degli inarrivabili Warlord di “Deliver Us”.
Pur se il gruppo dimostra sufficiente indipendenza compositiva dal trittico appena menzionato, il sound si dinamicizza solo allorquando nel songwriting fanno capolino le cavalcate heavy degli Iron Maiden come nella piacevolissima e speedy “My Anger”, che ben si accoppia con l’altrettanto velocissima “Lifespan”, e nella più hard ed heavy “The Bellman” comunque benedetta dal “Guardiano Cieco” di Krefeld. Menzione a parte merita la composita piece de resistence a titolo “The Endurance”, che a imperiosi stacchi in doppia cassa contrappone break melodici e solenni digressioni epic metal di ottima fattura. A questa seconda parte tutto sommato ottima il cd contrappone però una prima parte che, seppur bella, pecca clamorosamente di troppa dipendenza stilistica anche se l’iniziale “Under Cover Of Shadow” è comunque pregevolissimo esempio di heavy prog contaminato da digressioni epico rinascimentali. La seguente “The Grand Horizon” , pur partendo ancora da basi power speed , Blind Guardian docet, è nell’assunto sonoro davvero troppo legata ai Fates Warning di “The Spectre Within”, e se l’evocativo epic prog di “Tides Of Fire”è il dovuto omaggio del gruppo ai Crimson Glory di “Transcendence”, la seguente “10.000 Midnights” è durissimo epic metal e solo la fin troppo monolitica voce di Michael impedisce al brano di decollare verso la galassia degli Warlord ai quali è dedicata pure la pur bella “Temple Of The Empty”, power epic track di pregevole fattura.
Un gruppo quindi dalle enormi potenzialità che devo però trovare assolutamente la propria strada; la produzione è esagerata e l’artwork pure.
MASSIMA ALLERTA: “My Anger”, “Lifespan”, “The Bellman”, “The Endurance”
COLPO DI SONNO: personalizzare ancor di più il songwriting.

CROWN THE LOST
“Blind Faith Loyalty”
(Cruz Del Sur/Audioglobe)
VOTO: 90
PER CHI ASCOLTA: techno thrash.
Secondo lavoro per il gruppo di Pittsburgh. Fin dalle iniziali “Defame The Hypocrites”e “Drawing The Parallel” i 5 disperati mettono subito in chiaro di essere devoti al thrash in tutte le sue forme espressive: infatti a refrain quasi sempre melodici i nostri alternano ripartenze in doppia cassa al fulmicotone, spesso e volentieri impreziosite da assoli a velocità supersonica ma sempre assolutamente funzionali al sound.
Mai una nota fuori posto insomma, e del resto l’altrettanto micidiale thrash speed “Bound To Wrath” lo dimostra: techno thrash come Dio comanda, rinforzato in questo caso da possenti digressioni nell’heavy progressive di scuola Annihilator. “Symbiotic”, pur mantenendo il tutto su devastanti input speed, presenta invece digressioni nell’heavy epico più violento per un risultato finale micidiale per impatto e potenza, e se “Finality” è puro e martellante thrash,la seguente “Dreaming In Riverse” riporta il tutto su ritmi forsennati, non disdegnando neppure puntate nel metal classico.
Insomma inutile tirarla per le lunghe, anche le restanti “Privation, “Impose Your Will”, “Hollow Refuge” e la conclusiva “Blind Faith Loyalty” dimostrano che si possano ancora riproporre stilemi musicali considerati obsoleti e ormai fin troppo riproposti, quando ciò che si suona viene dal cuore, e se poi questo viene fatto con la maestria dei Crown the Lost, il gioco è fatto.
MASSIMA ALLERTA: tutto il cd.
COLPO DI SONNO: neanche con una dose da cavallo di sonniferi!

HYBORIAN STEEL
“An Age Undreamt Of…”
(Mygraveyards Production/Masterpiece)
VOTO: 80
PER CHI ASCOLTA: Heavy epic.
Howie Roberts alla voce, l’axeman Theodore Ulysses Berry , Valair Ushan e John Blacksmith provengono dal Missouri e sono fedeli discepoli dei Manilla Road.
Classico heavy metal dalle fortissime connotazioni epic che, se nell’iniziale “Hyborian Steel” è presente solo nei break che ne spezzano l’incedere galoppante, nella seguente “Cimmerian” caratterizza il solenne refrain di una traccia attestata comunque ancora su ritmi vorticosi, che vanno poi a caratterizzare pure la seconda parte della composita, ieratica e ovviamente epica allo stato selvaggio “Eyes Of The Serpent” ,senza dubbio l’episodio migliore di tutto il lavoro. “Pirates Of The Black Coast”, oserei dire un poco a sorpresa visto il contesto musicale, sembra presa pari pari dal songbook dei Running Wild, pur rimanendo saldamente ancorate nelle intenzioni al sound dei Manilla Road. Davvero bella la resa di “Heavy Metal Heaven” dei seminali Heavy Load, altra sicura fonte d’ispirazione per i baldi guerrieri di Crystal City, come ben testimonia del resto l’epicissima e oscura “Behind The Mirror” altro episodio di spicco di un lavoro assai piacevole all’ascolto se non fosse per le vocals, a mio parere, assai “limitate” di Howie, a cui segue l’ancor veloce “Bringers of Chaos” che a tratti rimembra pure i primissimi Cirith Ungol. Conclude il tutto “An age Undreamt Of...”che, partendo dall’heavy epic di matrice teutonica degli Heavy Load, approda nelle accoglienti braccia di Mark Shelton.
La produzione è consona al genere proposto e tutto sommato il gruppo presenta notevoli possibilità di miglioramento.
MASSIMA ALLERTA: “Cimmerian”, “Eyes Of The Serpent”, “Behind The Mirror”.
COLPO DI SONNO: solo le vocals non mi convincono…

NATIONAL SUICIDE
“The Old Family Is Still Alive”
(Mygraveyards Production/Masterpiece)
VOTO: 90
PER CHI ASCOLTA: Thrash speed.
Dopo anni di deprimente nu-metal, noioso heavy prog e scontatissimo power in tutte le salse, sta finalmente tornando alla ribalta il buon vecchio Thrash della Bay Area. Questo giovanissimo combo trentino merita di certo un posto di rilievo all’interno del movimento, constatata l’ottima qualità di questo lavoro d’esordio nel quale le abrasive vocals di Mini, la feroce coppia d’asce formata da Tiz e Bob e non ultima la terremotante sezione ritmica di Ivan e Ema rispettivamente basso e batteria,
concorrono a forgiare 40 minuti di terrificante thrash assolutamente devoto all’accoppiata di ferro Exodus e Overkill, con particolare predilezione però per i Nuclear Assault, come ben si evince del resto sia dal moniker sia dalla particolare grafica del booket.
Davvero difficile non rimanere impressionati dall’assalto iconoclasta dell’opener “National Suicide”, fiera dichiarazione d’intenti a cui segue “Nu Posers Don’t Scare Anyone” che lascia annichiliti nel suo essere dissacrante ibrido fra lo speed punk dei Nuclear Assault e il thrash degli Exodus, sul cui altare è immolata invece “The Old Family Is Still Alive”. Lascia
annichiliti la perversa violenza emanata dall’ancora velocissima “Let Me See Your Pogo”.
I cinque disgraziati ci credono davvero e la seguente “Wanted” thrash da sballo assicurato, mi trova impegnato a zampettare per la stanza in un pericolosissimo ballo di San Vito che raggiunge pericolosi parossismi distruttivi all’ascolto della debordante “Into The Clubhouse” e dell’altrettanto feroce “Sucks’n’Artillery”.
Chiudono il lavoro la spietata “Please Welcome…My Friends” e lo speed thrash della terremotante “This Is A Raid”. La produzione è ottima e…davvero dura sopravvivere!
COSA FUNZIONA:Tutto!
COSA SERVE: Nulla!

OSSI DURI
“Scadenza Perfetta”
(Lazarimus/Andromeda Distribution)
VOTO: 90
PER CHI ASCOLTA: Jazz e progressive rock.
Questo giovanissimo gruppo torinese davvero non finisce di stupire. Dopo aver vivisezionato il grande Frank Zappa nei primi due lavori si lancia ora con incredibile maestria nel jazz rock d’autore.
Se nelle prime due composizioni “Song For Villa” e soprattutto nella composita “Kentucky Fried Chicken” sono ben presenti le influenze dei grandi King Crimson di “Lizard”,
comunque riviste e violentate da riff di chitarra che non possono non ricordare le astruse elucubrazioni Jazz del geniale Frank Zappa, la seguente “Silvano Garrè” non si fa scrupolo alcuno nel dissacrare con inserti demenziali e improvvise puntate nel progressive la struttura jazz e fusion che la sorregge mirabilmente. Sacro e profano insomma, e del resto il dedicare il cd alla vita e alle opere del pittoresco cantautore errante di origine sarde indica un non comune senso di ironia che, riflettendosi nella musica, ne facilita l’ascolto anche a chi come lo scrivente non è certo avvezzo a simili sonorità. Questa track da sola basterebbe a giustificare l’acquisto del cd che prosegue con “Skadance”, folle introduzione all’altrettanto composita “Sezione Del Junko”, che negli oltre 13 minuti di durata alterna jazz rock allo stato puro con sax e flauto a dettare il ritmo, a soffusi inserti di musica ambient, interventi di chitarre acustiche vagamente esotici e quant altro.
Martin Craig alle chitarre, Vidio alle percussioni e tastiere, Ruben Ludo alla batteria, Monne al basso e lo stravolto Musquio alle rare ma folli vocals, mettono in mostra una cultura musicale notevolissima e davvero a 360 ° e “Anna Cond” ne è ulteriore dimostrazione: improvvisazioni jazz à la Soft Machine, ficcanti interventi di chitarre zappiane fino al midollo e fusion si fondono attraverso la rilettura degli stilemi jazz e progressive che furono prerogativa degli Arti e Mestieri di “Tilt”. Se la jazz e funky “B.u.m.” è dominata da basso e batteria risultando alla fine palese omaggio del gruppo al grande Jaco Pastorius, la conclusiva e deliziosa “Wedding “riporta il tutto nell’alveo ben più accessibile del jazz rock progressivo.
MASSIMA ALLERTA: “Sezione Del Junko”, “Silvano Garrè”.
COLPO DI SONNO: solo per amanti del progressive.

SCREAMING SHADOWS
“New Era Of Shadows”
(Mygraveyards Productions/Masterpiece Distribution)
VOTO: 90
PER CHI ASCOLTA: heavy classic…and more!
Dopo tre anni di silenzio e ricostruita la line up con l’ingresso del singer Daniele Ledda e del drummer Efisio Pregio che ben s’accoppiano con il vecchio bass player Antonio Doro, il virtuoso chitarrista sardo Francesco Marras prosegue la sua personale rilettura del metal classico degli anni ’80 e ’90.
Infatti se Malice, Sworld, Warrior e primi Vicious Rumors sono senz’altro le muse ispiratrici per il sound di base degli Screaming Shadows, la fantasia compositiva e l’altissimo tasso tecnico di Francesco permettono al gruppo l’inserimento di vari input che vanno dall’ epic metal, come nel caso dell’iniziale e terremotante “Blood And Dust”, all’heavy melodico che caratterizza la seguente “Point Of Light”. Se ”New Era Of Shadows” è hard heavy di pregevole fattura è con “The Way Of The Warrior” che il gruppo sprigiona tutta la propria rabbia: tuonanti input power, folgoranti solo, digressioni nel grembo della vergine di ferro e vocals ancora epiche, il tutto supportato dalla granitica sezione ritmica, ne fanno il capolavoro indiscusso dell’intero lavoro. L’ancestrale arpeggio di “Echoes In The Shades” introduce poi la composita e assai evocativa “What The Hell
Is Goin On” sacrilego connubio fra heavy classico e epic power ancora di matrice Warrior. Se la galoppante “Lady Hawk” è un palese omaggio agli Iron Maiden, pur contenendo il refrain più melodico dell’intero lavoro, la seguente “Break the Chains” è cristallino heavy classico di grande spessore, mentre la conclusiva “Desperate Cry” riporta il tutto sulle micidiali coordinate heavy e power del trittico iniziale.
La produzione è perfetta mentre mi sembra inutile rimarcare l’ottima prova del gruppo.
MASSIMA ALLERTA: “Blood And Dust”, “The Way Of The Warrior”, “Desperate Cry”.
COLPO DI SONNO: non scherziamo!

SLOUGH FEG
“Ape Uprising!”
(Cruz Del Sur Music/Audioglobe)
VOTO: 75
PER CHI ASCOLTA: hard’n’heavy rock.
Nuovo lavoro per i veterani del metal made in Usa. A dirla tutta, non ho mai capito fino in fondo tutto il battage pubblicitario che da sempre circonda il gruppo: bravi fin che si vuole, Mike e soci in fondo presentano un sound che congloba tre principali influenze: Thin Lizzy, Cirith Ungol e primissimi Armored Saint, il tutto corroborato da massicce dosi di Iron Maiden, non disdegnando neppure input dark heavy che rimandano ai Black Sabbath più epici, come ben testimonia del resto l’ossianica e iniziale “The Hunchback Of Notre Doom”. Tutt’altra musica per la seguente “Overborne”, heavy epic di ottima fattura che assomma in sé Armored Saint e Cirith Ungol pur rimanendo sui gradini del trono della vergine di ferro, alla quale invece è completamente asservita “Ape Uprising”, pur caratterizzata da una linea melodica che non può non ricordare i Thin Lizzy, il cui fantasma continua ad aleggiare intoccabile anche durante l’esecuzione della tuonante “Simian Manifesto”, ascoltate le due chitarre e poi contestami se potete!
Ripeto, il gruppo è molto bravo nell’assemblare il tutto, ma un minimo di personalità ci vorrebbe dopo quasi un ventennio di carriera e infatti anche la godibilissima e possente “Shakedown At The Six” pecca in tal senso e sfido chiunque a non sentire il fiato di Phil Lynott sul collo dei due axemen che addirittura sfiorano il plagio con “White Cousin”, davvero troppo simile nell’assunto sonoro al grandioso “Vagabonds Of The Western World”.
Le conclusive “Ape Outro” e “Nasty Hero” nulla tolgono ne aggiungono ad un lavoro potente fin che si vuole ma fin troppo derivativo. E poi si sputtanano ad ogni piè sospinto i nostri gruppi! Mah…
MASSIMA ALLERTA: “Overborne…”
COLPO DI SONNO: davvero troppo il senso di “deya vù”.

THE LIZARDS
“Against all Odds”
(Hyperspace records/Black Widow distribution)
VOTO: 85
PER CHI ASCOLTA: hard e blues rock.
Finalmente disponibile anche in Europa grazie alla Black Widow il nuovo progetto di Mike di Meo e Bobby Rondinelli. Il primo singer dei Riot, il secondo ex , fra gli altri, dei Rainbow.
Accompagnati dallo, almeno per lo scrivente, sconosciuto ma assai bravo axeman Patrick Klein e dal bass player Randy Pratt, sono fautori di un sound che pur partendo da basi solidamente hard e blues, prende in considerazione pure gli stilemi compositivi dei rispettivi gruppi madre, oltre a furbi innesti di elementi atti a rendere appetibile il tutto all’airplay made in Usa.
Se l’iniziale “I’m No Good” è roccioso hard blues à la Free, la seguente “Can’t Fool Myself” è un grande e assai dinamico affresco di heavy rock che assomma in sé quanto di meglio proposto da Rainbow e Riot, non dimenticando comunque i grandiosi Bad Company di Paul Rodgers e i Deep Purple di “Burn”. Glenn Hughes duetta con Mike la bluesy “On A Wire”, dal refrain inopinatamente funky e fusion e se “Planck Time”con tanto di armonica e fiati mette ancor più in evidenza le caratteristiche musicali appena menzionate, la breve “Ariel” lascia esterrefatti per lo straniante sapore progressive che la pervade, Humble Pie docet, andando poi ad introdurre l’oscura ma possente “My Dark Angel”, sacrilego connubio fra i Black Sabbath più epici e i Rainbow più sinfonici e oscuri dell’era Dio. “Bad Luck Is Come To Down” riporta il tutto nell’alveo dell’hard rock fortemente influenzato dal blues e dal funky, nel quale si muove pure la sorniona “Revelation no.9”, sorta di ballad con tanto di orchestra in sottofondo e ancora Glenn alle backing vocals, presente pure nella seguente e ben più hard “Take the Fall”, seguite dalla fin troppo funky e fusion “Up the Stairs”. “Eleven” pur sorretta dal pulsante drumming di Bobby e dall’assunto hard, è invece furbescamente mainstream, perfettamente adatta all’airplay made in Usa, come del resto risulta pure la conclusiva ma per fortuna ben più hard “The Arrival Of Lyle”, entrambe retaggio indiscusso dei geniali Stray. Il lavoro è datato 2006.
MASSIMA ALLERTA: “I’m No Good”, “Can’t Fool Myself”, “My Dark Angel”.
COLPO DI SONNO: forse un tocco di funky di troppo...
THE LIZARDS
“Archeology”
(Hyperspace Records/Black Widow Distribution)
VOTO: 80
PER CHI ASCOLTA: hard e blues rock.
Questo nuovo lavoro della premiata ditta DiMeo/Rondinelli edito nel 2008, spiega meglio di ogni recensione quali siano le sorgenti del sound del gruppo, essendo costituito solo da covers con menzione particolare per l’iniziale e granitica “Fire and Water” dei Free, suonata alla grande e interpretata in modo eccelso da Mike di Meo.
Di seguito troviamo l’hard gradevole e leggerino di “Head First” the Babys, il blues cattivo e sofferto della leggendaria “I’m Mad” di John Lee Hooker e la rendering hard e blues del classico dei Boomerang “Juke It”. “Thunderbox” dei gloriosi Humble Pie gode di un favolosa rendering boogie che ridona splendore ad un gruppo oggi ingiustamente dimenticato, mentre “Tramp” degli altrettanto misconosciuti Stray è pregna di rhytmn and blues. La rendering di “The Wizard” degli inarrivabili Uriah Heep è addirittura commovente, mentre “One more Heartache” dei Detective mostra una volta di più come si possa conciliare l’essere melodici con il proporre comunque roccioso hard rock de luxe.
MASSIMA ALLERTA: “Fire And Water”, “Thunderbox”, “The Wizard”
COLPO DI SONNO: chi dorme…non ascolta buona musica!
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