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ASSEDIUM
"Fighting for the Flame"
(My Graveyard/Masterpiece)
Voto:80
PER CHI ASCOLTA: Heavy metal epico anni ’80 senza compromessi!
È incredibile pensare come cinque o sei anni fa l’epic metal fosse un genere morto e sepolto, mentre oggi numerose formazioni (la maggior parte italiane, come i Wotan o gli Holy Martyr) si dedicano con passione a questa musica di nicchia… i milanesi Assedium ci avevano già sorpreso con il debut “Rise of the Warlords” di due anni fa ed oggi tornano alla carica con questo godibilissimo “Fighting for the Flame”, che ce li mostra forse un po’ meno epici e un po’ più classicamente heavy metal, ma sempre validi e coinvolgenti.
La perfetta alchimia che si crea fra le chitarre di Guido (autore di numerosi assolo magistrali lungo tutto l’album) e l’evocativa voce di Fils esplode già nell’opener “Winter is coming”, ma raggiunge forse il suo apice in “Aechean Glory”, che vanta il ritornello più immediato e cantabile; una ammaliante chitarra acustica che si sovrappone alle onde del mare anima la conclusiva “Where Seawolves dare”, che sfiora i dieci minuti ed è l’altro highlight di questo disco sincero. Fra memorie imperiali (“Romanitas”, con un testo indovinatissimo), tuffi nel passato più remoto (“Primal Rage”, il pezzo più diretto, giunge ai dinosauri!) e suggestioni letterarie (la lunga e complessa “Ivanohe – The Knight Errant”) non c’è sicuramente tempo per annoiarsi, ma solo per ammirare la passione di una band che crede davvero in quello che fa e deve sicuramente fare sfracelli dal vivo.
Forse un “lento” di rottura avrebbe donato maggiore equilibrio al disco, lanciato a folle velocità dall’inizio fino (quasi) alla fine; ma in questo caso si tratta di una precisa scelta di campo. Gli Assedium, infatti, sono fedelissimi al verbo del metal anni ’80, con pochi fronzoli e molta energia, che rifiuta i trend attuali per regalarci un tuffo nel passato che piacerà sicuramente ai nostalgici, ma farà sicuramente colpo su quella schiera di nuove leve alla ricerca del fascino incontaminato degli inizi.
Produzione vintage ma puntuale e booklet estremamente evocativo completano l’insieme di un disco che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire! (RDF)
COSA FUNZIONA: La grinta e la passione della band
COSA SERVE: Un “lento” che ci mostri il versante più emozionale dell’epos
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