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BACKYARD BABIES
"Backyard Babies"
(AFM Records/Audioglobe)
voto: 90
Per chi ascolta: punk rock’n’roll, Social Distortion, Hellacopters…
Dopo il travagliato parto di “People Like, People Like, People Like Us” gli svedesi Backyard Babies si sono liberati del management e, abbandonata la Century Media dopo un solo disco, sono ripartiti da zero, convinti di poter fare un disco come avrebbero voluto con il precedente, ma senza le pressioni e la fretta che ne aveva condizionato l’esito finale.
Eccoci allora con in mano questo attesissimo disco che esce nel bel mezzo di Agosto, con tanta attesa per quanto annunciato dalla band in corso di realizzazione.
Se qualche fan aveva appreso con timore la scelta del produttore, Jacob Hellner, noto più che altro per il suo lavoro con i Rammstein, ora possiamo tranquillizzarlo, questo è un disco rock’n’roll e non c’è alcuna traccia che ci ricordi nemmeno lontanamente i tedeschi!
L’inizio è così affidato ad un pezzo dal titolo che chiarisce in un’attimo le intenzioni bellicose dei quattro rockers, “Fuck Off And Die”, primo singolo e video estratto, che si inserisce sulla scia del precedente lavoro, suonana un po’ soft, ma il ritornello principale trasforma subito questo pezzo in un gustoso anthem, con l’ampio utilizzo della voce di Dregen, solitamente relegata ai soli cori, ad aggiungere elementi di interesse.
Il lavoro svolto da ragione alla band svedese, rispetto al predecessore -che forse non aveva soddisfatto completamente- questo pare un disco molto ben riuscito nel complesso, con qualche pezzo che forse scalerà facilmente le classifiche (in patria loro, chiaramente non da noi) abbinato ad altri momenti di estasi che rinfoltiranno presto il già interessantissimo repertorio live.
La chitarra acustica irrompe –per poche decine di secondi- al giungere di “Abandon”, unico vero e proprio momento di calma in mezzo alla solita tempesta musicale prima del lento finale “Saved By The Bell”, che ci riconferma che i ‘Babies -anche abbandonandosi a ritmi più lenti- sanno creare atmosfere inattese, sfruttando anche la sorprendente voce di Nicke abbinata ad una sola chitarra acustica, facendo spegnere lentamente il disco.
Ma è su pezzi dai ritmi da subito incalzanti, come “Where Were You” o la velocissima “Zoe Is a Weirdo”, dove i vecchi fans della band non rimarranno delusi, mentre le calate di chitarre distorte di “Idiots” ed altre citazioni sparse faranno ritornare più vivi che mai ricordi di dieci anni fa, i tempi di “Total 13”, capolavoro che lanciò allora gli scandinavi.
“Voodoo Low Bow” per un’attimo ci catapulta in atmosfere e suoni che ricordano gli amici Hellacopters, in un pezzo vibrante di puro rock’n’roll.
Nel complesso un disco ottimamente composto, i suoni sono stati raffinati rispetto agli esordi e forse risultano a tratti più soft che in passato, ma la miscela esplosiva è sempre quella, giunta ora ai massimi livelli e limata qua e là, ci rende facile affermare che questo disco omonimo è senza ombra di dubbio il loro disco della maturità, il disco del coraggio dopo aver lasciato-sbattendo la porta- una major che li aveva da pochissimo scritturati, il loro lavoro più completo, pur parlando di una discografia che -nell’ambito del genere- è indiscutibilmente importante.
I Backyard Babies sono in giro da quasi vent’anni e non hanno mai deluso i fans più accaniti, crediamo non lo faranno certo questo disco! Così come non ci potrebbe essere modo migliore di presentarsi a chi ancora non li conoscesse! (LB)
Momento d'Estasi: la semplice ma efficace “Zoe Is A Weirdo”, per sparare in un mucchio di cose interessanti!
Pelo nell'uovo: forse qualcuno preferiva i suoni più grezzi e sporchi del passato, ma nel complesso la potenza è resa anche con un’ottima produzione!
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