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FOLKSTONE + Lou Quinse + Herjan 04/03/2010 Live Club Trezzo
Di Giancarlo Bolther
I bergamaschi Folkstone hanno inaugurato l’inizio del tour 2010 presentando in anteprima il nuovo album, il terzo se si considera anche il mini iniziale. Sullo stage sono stati preceduti da due gruppi. I primi a salire sul palco del Live Club di Trezzo, un posto davvero bello, sono stati gli Herjan di Verona, dei ragazzi molto giovani autori di un metal sinfonico ed epico di buona fattura. Questi ragazzi al momento non hanno ancora inciso nulla, il loro set era decisamente potente e grintoso, magari non molto originale, ma hanno tutto il tempo per trovare un proprio sound e una propria identità.
Un po’ più esperti si sono dimostrati i Lou Quinse di Torino, che per la verità non avevano dei suoni eccezionali, secondo me meno buoni degli Herjan, e il loro concerto in alcuni momenti è apparso un po’ confusionario, ma sul palco hanno dimostrato grande simpatia e coinvolgimento. Anche i Lou Quinse propongono sonorità molto epiche, accostabili a certo viking metal, con utilizzo di alcuni strumenti tradizionali a fianco di quelli moderni. L’impasto degli strumenti per il futuro andrà curato un po’ meglio.
Infine ecco salire i Folkstone, il pubblico, pur avendo sostenuto le esibizioni precedenti, sembrava tutto per loro, del resto eravamo vicini a casa. Durante tutto il concerto la platea ha cantato le canzoni dimostrando di conoscere bene il repertorio della band orobica. Una cosa che mi ha fatto piacere era vedere una partecipazione veramente buona, nonostante fosse una sera infrasettimanale, segno di un affetto sincero verso la band, che ha ricambiato con uno spettacolo emotivamente coinvolgente.
I Folkstone sono un gruppo che unisce nel proprio sound elementi di musica folk e medievale ad un metal epico, moderatamente estremo, sul palco presentano un nutrito repertorio di strumenti tradizionali a fiato, fra cui molte cornamuse, varie bombarde (antenate del moderno oboe), un’arpa, che si è inserita di recente e quindi ha havuto un ruolo contenuto, più un paio di chitarre elettriche (uno dei due chitarristi si è esibito spesso anche con strumenti tradizionali), basso e batteria, davvero una brigata pittoresca, con una certa cura anche nella scelta dei costumi di scena.
Non vogliono essere definiti “celtic” e nemmeno “pagan”, primo perché effettivamente non si rifanno alle tradizioni celtiche e secondo perché non si sentono di appartenere ai movimenti neopagani e nei loro testi non citano le mitologie nordiche, nemmeno le storie di fate, draghi e folletti, ma la loro musica affonda le proprie radici nella storia della cultura popolare delle nostre valli alpine, non dimentichiamo che fino a qualche lustro fa si potevano ancora ascoltare i cosiddetti “zampognari”, che si vedevano in particolare per le feste natalizie, ma che ultimamente stanno un po’ scomparendo. I loro testi preferiscono come tema il presente o al più storie legate alla cultura e alle tradizioni locali. I Folkstone sono orgogliosamente bergamaschi, anzi “orobici”, gente profondamente legata ai monti, le montagne bergamasche sono dure e spigolose, così questi ragazzi hanno un’apparenza selvaggia e barbarica che ben si addice alla loro origine, ma che al tempo stesso ispira da subito grande simpatia. Un’immagine genuina che si specchia nella loro musica che sa anche di sana voglia di divertirsi e che non si prende troppo sul serio.
In scaletta hanno proposto tutto il nuovo album, più qualche brano precedente, ma tutto si è svolto come se fosse una grande festa, dove il pubblico si è sinceramente divertito e la band ha fatto gli onori di casa. C’è stata qualche sbavatura tecnica, ma ad una festa quello che conta di più è lo spirito che si crea, uno spirito un po’ gogliardico e un po’ serio, non privo di elementi culturali. Questo aspetto di cui non ho ancora parlato, in realtà è il più importante e conferisce grande spessore a questa band. Recuperare le sonorità delle musiche delle nostre montagne è un progetto estremamente importante e io spero che la band riesca a inserire sempre più elementi di queste musiche che altrimenti sparirebbero del tutto. Rilette in chiave metal, poi, queste musiche trovano una nuova vita e si assicurano un passaporto per il futuro. Lunga vita al metal “Orobico”!
Tracklist ufficiale:
Intro
Longobardia
Anime Dannate
Ausfand
Un’Altra Volta Ancora
Alza il Corno
Luppulus in Fabula
Terra Santa
Folkstone
Frerì
Senza Certezze
Nell’Alto Cadrò
Vortici Scuri
Rocce Nere (coro Le Due Valli)
Rocce Nere
Con Passo Pesante
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