Numero 209 - luglio 2006
Edicola contest archivio links contatti
 
   
 


MANOWAR + HOLY HELL + METALFORCE – Palladium,Colonia (D) – 31 gennaio 2010
di Federico Albano.

In attesa del nuovo album di prossima pubblicazione e dei festival estivi, i Manowar decidono di tenersi in esercizio con una serie di date in terra tedesca, e come da tradizione Flash risponde alla chiamata, giusto il tempo di pianificare un blitz di 24 ore Torino-Colonia e ritorno a mezzo auto, aereo e bus.
Giunti a destinazione nel primo pomeriggio meritata sosta al superbo ristorante Fruh am Dom, dove un'ottima bistecca di maiale circondata da funghi, pomodori e patate mette a tacere lo stomaco. C'è tempo per un giro della città, dominata dalla sagoma dell'imponente duomo in stile gotico, attorno al quale si dipana il centro storico in gran parte ormai reso moderno da negozi e attività commerciali, ma che conserva ancora le caratteristiche della Colonia medievale nella zona dell'antico porto sul Reno, con strade strette ed in pietra molto animate di sera grazie alle numerose birrerie presenti.







Inizia a far buio (e a nevicare) ed è quindi ora di dirigersi verso il Palladium, situato in una zona periferica della città dove vecchi edifici industriali di inizio secolo ormai dismessi sono stati riconvertiti in luoghi di intrattenimento. La coda all'ingresso lascia presagire una buona affluenza; al contrario del tour di “Gods Of War” questa volta i Manowar si esibiscono in luoghi dalla capienza contenuta, circostanza che permette di vivere il concerto in un'atmosfera più raccolta, nel Palladium in ogni caso lo spazio non manca e penso che alla fine i convenuti siano circa duemila.

Alle 19 in punto si parte con i METALFORCE che con le anthemiche “Metal Crusader” e “Freedom Warriors” iniziano a far scuotere le chiome. Tarel Maghary, sovente goffo nelle movenze e vocalmente limitato, non passerà di certo alla storia come grande frontman ma lui e i suoi compagni sanno toccare le corde giuste del pubblico, grazie a pezzi semplici nella struttura ma di facile presa in sede live. Ne è una prova la corale “Into The Stadium”, ripescata dal repertorio dei Majesty, che scatena il battimani dei presenti. La mezz'ora a disposizione dei tedeschi scorre quindi velocemente, e dato che siamo all'ultima data del tour non manca qualche scherzetto: durante “Faster Louder Metalforce” sale sul palco un uomo completamente nudo con solo una chitarra a coprire le parti intime, mentre durante l'ultimo pezzo viene smontata progressivamente la batteria, ma Jan Raddatz non fa una piega e riuscirà a portare a termine la canzone con soli casse e rullante!







Veloce cambio di palco ed è il momento degli HOLY HELL . La raffinata “Unholy Water” in apertura evidenzia quello che forse è l'altra faccia della medaglia rispetto ai Metalforce; gli Holy Hell sono musicisti di gran classe ma a cui mancano pezzi realmente vincenti. Se il drumming di Rhino è di certo sacrificato, il guitar hero Joe Stump non perde occasione per mettersi in mostra con i suoi funambolismi, talvolta esagerati dato che alcuni momenti d'atmosfera necessiterebbero a mio parere di melodie più pacate. Al centro degli sguardi ovviamente l'incantevole Maria Breon, che mi è sembrata notevolmente migliorata a livello vocale; per lei elegante camicia bianca e attillati pantaloni di pelle neri, le dona molto la nuova acconciatura con boccoli che scendono sulle spalle, un po' meno il trucco più pesante, la preferiamo acqua e sapone. Anche qua qualche goliardata, una pioggia di coriandoli invade il palco durante “Gate Og Hell”, con il sudatissimo Francisco Palomo che se la ride mentre è costretto a spolverare il suo kit di tastiere; lo stesso Francisco indosserà poi una tastiera a tracolla per la canzone conclusiva, dove anche al malcapitato Rhino toccherà suonare mentre i roadies smontano pezzo per pezzo la sua batteria.











A nascondere il palco viene calato un drappo nero, issato solo quando i MANOWAR saranno on stage e si sprigioneranno nel Palladium le note del brano d'apertura...”Call To Arms”! Proprio così, durante questo tour, penso per la prima volta da quando il gruppo esiste, il concerto non inizia con “Manowar” bensì con la suddetta, il cui impatto viene un po' offuscato dall'effetto sorpresa. Tutta la scaletta in realtà si rivelerà insolita, incentrata esclusivamente sulla produzione recente ad eccezione delle sole “Kings Of Metal” e “Black Wind, Fire And Steel”. Si passa quindi da “Hands Of Doom” a “Die For Metal”, da “Sleipnir” a “Swords In The Wind”. Pur senza classici, però, il concerto si rivela di alto livello, grazie alla prestazione della band che con piglio, determinazione, ma anche con aria scanzonata quando serve, si concede senza risparmio di energie. L'atmosfera raccolta probabilmente contribuisce all'instaurarsi del giusto feeling tra audience e gruppo, alla pari dell'audio tanto cristallino quanto roboante; ero posizionato ad una decina di metri dalla cassa di Joey De Maio e il suono del basso mi ha praticamente triturato le orecchie! Non mancano i nuovi pezzi tratti dall'EP “Thunder In The Sky”, con Karl Logan in gilet di pelle e petto nudo a macinare riff, e proprio durante “God Or Man” De Maio interrompe la canzone per sgridare qualcuno tra il pubblico che a quanto pare era venuto alle mani, apostrofando in questo modo i mascalzoni: “Volete picchiarvi? Benissimo, è figo, però bisogna farlo fuori perché qualcuno attorno a voi potrebbe farsi male accidentalmente. Andate dalla security che vi ridarà i soldi del biglietto, nessun problema, così poi potrete continuare!”.







Siparietto a parte raramente abbiamo visto il bassista-manager così sorridente, forse perché siamo all'ultima data del tour e si respira aria di vacanza anche per i Manowar; ad un certo punto Eric Adams si ritrova un preservativo infilato sul microfono, e al bassista viene passata una lattina di birra che in realtà contiene qualcos'altro; quando poi arriva la birra vera dirà: “Non è buona, sarà birra americana e non tedesca!”. Joey inoltre cerca di intrattenere il pubblico in tedesco e quando viene scelto un ragazzo per salire sul palco e suonare la chitarra in “The Gods Made Heavy Metal”, cerca di metterlo a suo agio e con fare paterno gli spiega gli accordi durante l'esecuzione del brano. Ben più severo sarà il consueto discorso, con un giusto rimprovero agli autori di atti vandalici che hanno causato disagi durante le precedenti date tedesche (concerto interrotto a Oberhausen per allarme bomba). Siamo già a “Warriors Of The World”, che in Germania è un vero e proprio inno; si chiude lo show che prosegue con i bis “House Of Death” e “Black Wind, Fire And Steel”, ben guidati da Donnie Hamzik che indossa un cappello da cow boy e con un Eric Adams, fino a quel momento preciso ma attento nel dosare le energie, che si lascia andare in acuti portentosi.







I Manowar danno appuntamento al Magic Circle Festival che si terrà l'11 luglio a Tolmin in Slovenia, in coda al Metalcamp. C'è il tempo di salutare alcuni irriducibili fan italiani sempre presenti in queste occasioni, e poi ci si incammina verso il centro città, schivando qualche malcapitato che tra birra e marciapiede ghiacciato ha evidenti problemi di stabilità. Ancora un meritato boccale e poi via verso l'aeroporto, tra poche ore si torna on the road, ma per andare a lavorare!

1. Call To Arms
2. Hands Of Doom
3. Kings Of Metal
4. God Or Man
5. Swords In The Wind
6. Bass Solo
7. Die With Honor
8. Let The Gods Decide
9. Die For Metal
10. Sons Of Odin
11. Joey Speech
12. The Gods Made Heavy Metal
13. Sleipnir
14. Loki God Of Fire
15. Thunder In The Sky
16. Warriors Of The World
17. House of Death
18. Black Wind Fire And Steel








 
Powered by Manipolazioni Digitali - Sulmona powered by Manipolazioni Digitali - Sulmona