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SOPHYA BACCINI
“Aradia”
(Black Widow/Masterpiece)
VOTO: 100

PER CHI ASCOLTA: progressive music.

Da ormai troppo tempo attendevo questo lavoro e, seppur da sempre adorante sostenitore della singer dei Presence, davvero non mi aspettavo un masterpiece come “Aradia”. L’autentica sorpresa è stato poi constatare, oltre alla grande abilità di Sophya al piano, quanto fosse riduttivo il mio continuo accostarla alle grandi Annie Haslam e Sonya Kristina, in quanto nei 70 minuti di grande musica presenti, Sophya conquista di diritto una sua personalissima e grandiosa dimensione di artista a tutto tondo.
La forza e espressività dell’opera lirica rivisti attraverso la potenza del rock, il melodramma insito nelle opere classiche unito alle ascendenze sinfoniche del progressive rock , la costante ricerca delle melodie popolari e gitane da sempre insite nel songbook dei Curved Air e la meravigliosa voce di Sophya come “trait-d’union”, hanno contribuito alla creazione di un affresco musicale che, pur richiedendo approfonditi ascolti, regala indicibile emozioni.
Se l’iniziale e composita “La Pietra” è progressive purissimo, la successiva “How Good” rivela sorprendenti connessioni con la sofferta introspezione di Janis Joplin, che trovano liberazione nella bellissima e suadente “Studiare,Studiare” e nella sognante “Will Love Drive Out The Rain?”dove l’abilissimo alternare da parte di Sophya della lingua italiana, inglese e francese, crea prospettive d’ascolto che spaziano dal prog al folk per approdare ai bistrò della Parigi del dopo-guerra in un magico gioco di chiaroscuri. La liricissima e vagamente space oriented “Adesso” prepara il terreno per l’hard melodico della sorniona “Al ritmo Di Una Storia” che davvero non avrebbe sfigurato in nessuno dei lavori solisti di Annie Haslam . Davvero stupendo il piano che introduce e sostiene l’altrettanto dolcissima e sofferta ”Beware Beware”che, grazie alla fisarmonica e al violino dell’onnipresente Vittorio Castaldi e alle liquide guitars di Franco Ponzo, acquista pure stranianti ascendenze psycho/folk, prima che il piano riassuma il controllo nel disegnare gli arabeschi sinfonici di “Ever Too Small” per poi introdurre, complice la suadente voce di Sophya, il rock prog della spumeggiante “Don’t Dream That Dream” con Martin Grice al flauto e Pino Magliano alle percussioni. La seguente “Non È L’amore” introdotta dall’ennesimo e struggente duetto per piano e vocals si evolve in chiave di ballad prog e presenta alle backing vocals Lino Vairetti degli Osanna, mentre i vocalizzi di Sophya e il solito commovente piano caratterizzano “L’ennesimo No” che prelude all’irrompere del prog rock di “Elide”che, sorretto dalla dirompente ritmica del drummer Aurelio Fierro Jr, viene ulteriormente impreziosito dal violino di Vittorio e dalle chitarre di Franco Ponzo. A chiudere l’iniziale suite, comunque tranquillamente assimilabile anche track by track, troviamo poi “Aradia”, liricissima e solenne come d’uopo con ancora un grande incipit guitar di Franco a sostenere il magniloquente finale. Episodi a sé stanti nell’economia lirica ma non musicale del lavoro sono “Two Witches and Doreen” che, cantata a cappella da Sophya, Ana Torres e Nona Luna, assume i connotati di una vera e propria romanza lirica dall’incredibile risultato finale. “Nei Luoghi” è stranamente oscura e malinconica grazie agli inserti del sax di Martin, perfetto contraltare alle esplosioni liriche di Sophya, e se “When the Eagles Flied” è ancora prog rock di eccelsa fattura, la conclusiva “Circle Game” è il sentito omaggio di Sophya a Jony Mitchell.
La produzione è buona e la grafica del digipack davvero spettacolare; e dimenticavo: almeno sul digipack è presente il bonus video di “When the Eagles Flied” invero davvero molto bello a vedersi. Buy Or Die! Ulisse Carminati.

MOMENTI D’ESTASI: ovviamente tutto il cd…
PELO NELL’UOVO: Il rammarico di non essere riuscito a descrivere un simile capolavoro!

 
 
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