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STEEL FLOWERS
“12 Tales From The Life Of Mr.Someone”
(Primula Records/PA74 Music)
VOTO: 65

PER CHI ASCOLTA: rock, blues hard rock dei seventies.


I Milanesi Steel Flowers arrivano al loro primo vero e proprio full lenght dopo un demo datato 2004 ed un mini disco di sole cover dell’anno dopo.
Al primo impatto il loro sound ci riporta facilmente negli anni '70, anche se l'iniziale "Summer Tale" non regala particolari emozioni, un uso smodato di hammond sembra mortificare l'energia pura che fa partire il pezzo, pur caratterizzando molto il loro sound. Si sale facilmente con un riff di apertura azzeccato e rock'n'rolleggiante sul secondo episodio, "When the Future is Now" quello che maggiormente prende l'ascoltatore, diretto ed efficace, con l'aggiunta in questo caso preziosa dell'hammond che va ad arricchire molto positivamente il brano, sicuramente il meglio riuscito dell'intero lavoro. Il disco però dopo questo episodio fa molta fatica a decollare, qualche altra valida proposta c'è qua e là per il disco, ma un'intensità non proprio lineare su tutta la durata stride con il potenziale della band riscontrato in altri. Almeno nella prima parte del disco infatti l'attenzione rimane abbastanza alta, il terzo episodio, "17th Full Moon" è la prima ballata, sognante, e probabilmente la più efficace. "Against the Fanatics" sembra riaccendere la miccia, facendoci drizzare di nuovo le orecchie, con i suoi giri che ci fanno rituffare di nuovo nei seventies, ma la successiva acustica "You re My Shout" è un po' troppo anonima e fa scemare l'entusiasmo... dopo metà disco infatti troviamo troppi pezzi che fanno fatica a rimanerci in mente ed il livello comincia a scendere. Si salva il tutto nel finale, con il piano e la malinconia della ballata "Cover Girl", e con l'hard rock più classico di "The Bitchy Witch". L'ultimo episodio "Smash the Fellow" si segnala per i cambiamenti di ritmo ed atmosfere, dapprima melodico, poi distorto all'inverosimile, per tornare melodica verso la chiusura che però è fra i momenti più carichi di tutto il disco. C’è spazio anche per una traccia aggiuntiva, strumentale, con tanto di piano, che però aggiunge poco.
Nel complesso comunque un disco che si districa fra sonorità molto retrò, tanti i riferimenti qua e là dagli Aerosmith ai Doors, in generale comunque siamo di fronte ad un hard-rock blues proposto con una buona verve compositiva, riscaldato da una voce che ci fa pensare ai Deep Purple, seppur non riuscendo a dare quel qualcosa in più che servirebbe per tenere in quota il disco soprattutto nella parte centrale, unitamente ad una registrazione non proprio impeccabile. Lasciamo alla band lombarda il tempo di fare un po' di esperienza e di lavorare maggiormente sul proprio materiale, visto che ci sono comunque alcuni passaggi degni di nota. (Lorenzo Benelli)

COSA FUNZIONA: E’ una buona base di partenza.
COSA SERVE: Sviluppare il progetto, lavorando sui buoni spunti che si trovano su questo disco.

 
 
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