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THISORDER
“Inner Island”
(New Model Label/Audioglobe)
Voto: 90
PER CHI ASCOLTA - Alternative Rock, Tool e Pearl Jam
E’ entusiasmante il debutto dei Disorder, italiani soltanto di passaporto che già in “I’m Sorry” strabiliano con un capolavoro di crepuscolare malinconia le cui nebbie si diradano nel ritornello, che incrocia i dimenticati Fuel. Sono del pari esaltanti “Fingers”, esempio di scrittura matura dai poliritmi mozzafiato ed “Unus”, dal range tra Stone Temple Pilots e Queens Of The Stone Age. La vivida psichedelia di “Rashua” è doppiata da “Blood Upon The Wheel”, immersa in acide chitarre griffate Alice In Chains, come pure dalla bucolica “The Bitter Hail”, che potrebbe appartenere al repertorio soft di Porcupine Tree o Nightingale. E la variante progressiva si rinnova in “3 Daws” (con citazione di Allen Ginsberg, tanto per gradire), in cui il riferimento ai Tool di “Lateralus” non sembra fuori luogo. Altra perla è “Tomorrow Will Be Gone”, le cui armonie ricordano quelle di Chris Hall (Stabbing Westward) e dopo la tempestosa “Fist”, dall’approccio Pearl Jam era “No Code”, il colpo di grazia è assestato da “Late Empire”, che svela il lato impegnato di una band che sarebbe già sulla bocca di tutti, se solo fosse nata a Seattle e non ad Ischia. Produzione eccellente e mastering curato presso gli Sterling Sound di New York dovrebbero dare una spinta in più ad “Inner Island”, grande esordio che ci auguriamo ottenga quella visibilità mediatica indispensabile per poter essere pienamente apprezzato. (Cristiano Mastrangeli).
COSA FUNZIONA - Ogni cosa è al punto giusto
COSA SERVE - Che il pubblico si accorga di loro. Nient’altro
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